Grillo e gli altri, il Festival dello strillo

ImmagineUn leader politico democratico: dove va, nel bel mezzo di una crisi politica? Va al Quirinale, per le consultazioni con il Capo dello Stato? No che non ci va, perché per lui il Presidente è un golpista, o un mezzo golpista, e la politica non si fa mica nel chiuso dei Palazzi. Va allora a Palazzo Chigi, dal Presidente del Consiglio incaricato? Ma niente affatto: se quel leader si chiama Beppe Grillo, e ha un trascorso importante nel mondo dello spettacolo, non può non sapere che il palcoscenico più importante è in Riviera, a Sanremo, dove comincia il sessantaquattresimo festival della canzone italiana. È lì che lo vedranno gli italiani, è lì che si parla al Paese. Lo sanno pure i lavoratori che chiedono a Fazio di dare loro voce, e il bravo presentatore, naturalmente lo fa. Quanto a Beppe Grillo, lui va: ci mancherebbe pure. Ha preso otto milioni di voti, e dove li porta: ma a Sanremo, che diamine! Prenota dunque i biglietti e raggiunge ardimentoso l’Ariston, i fiori, le canzonette e il muro di telecamere che lo aspetta goloso. E lui, a sua volta, non aspetta altro.

Per attaccare proprio il muro, cioè il mezzo, la televisione, i giornalisti. Perché, certo, le battute contro Renzi e la politica italiana Grillo non se le fa mai mancare; il vuoto, il nulla, i debiti, le banche. Ma questa volta il comico genovese prende soprattutto di mira la Rai, il direttore generale Gubitosi, il servizio pubblico, il mezzo televisivo, e lo fa nel luogo più televisivo d’Italia, là dove gli italiani ogni anni arrivano solo grazie alla televisione (salvo gli abbonati che hanno vinto un posto in prima fila). Lì dove si festeggia la canzone, ma dove, più ancora, la televisione festeggia se stessa.

Che straordinaria operazione critica, che coraggioso smascheramento del mezzo, che vertiginosa «mise en abîme»! Solo che non va affatto così: nessuno smascheramento critico. Il comizio dato da Grillo, infatti, funziona che è una meraviglia per lo spettatore che stasera vuole starsene comodo davanti alla tv. Sente Grillo gridare ai giornalisti che hanno «facce terribili», che hanno «aliti che sono terrificanti» e perciò che se ne stiano distanti: e chi non la vuole sentire una cosa così, detta in mezzo alla calca dei microfoni e delle telecamere? Chi non ha piacere di indignarsi e sghignazzare con così poca spesa?

A casa tutti, grida furioso Grillo: una volta di più. Ma certo: è stato in tv, ha fatto il suo comizio nell’Hyde Park della televisione italiana, lo hanno ascoltato, le agenzie hanno rilanciato le sue parole di fuoco, può davvero tornare a casa soddisfatto. Gli ascolti, state sicuri, premieranno lui. E pure la Rai.

(Il Mattino, 19 febbraio 2014) 

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