L’Italia delle manette che non vuol cambiare

ImmagineLa Camera vota l’autorizzazione all’arresto del deputato del Pd, Francantonio Genovese. In aula, tutto soddisfatto, qualcuno dei grillini fa il segno delle manette. Qualcun altro esibisce cartelli. Grillo d’altronde aveva detto: «Andatelo a prendere!». C’è poco da fare: è un copione già visto. Che però non porta da nessuna parte. Prendendo a prestito un termine della filosofia della mente, si potrebbe chiamare «incapsulamento informazionale». Parola difficile, ma che descrive bene a qual punto siamo. L’Italia rischia di rimanere di nuovo incapsulata in uno schema già applicato vent’anni fa, nell’illusione che il cambiamento potesse venire dalle inchieste e dagli arresti. E però, al tirar delle somme, come non vedere che dal passaggio traumatico di Tangentopoli non è venuta nessuna vera innovazione di sistema, nessun miglioramento della qualità della vita politica, nessun progresso in termini civili, sociali, morali? Grillo, però, vuole spingere il Paese a provarci un’altra volta.

La Camera, intanto, ha votato per l’arresto. Renzi ha chiesto per il partito democratico che ci fosse il voto palese; il voto palese c’è stato, e già nella serata di ieri Francantonio Genovese si è costituito a Messina, nella sua città. Grillo esulta, e in fondo ne ha ben donde. A patto però che si tenga per buono l’incapsulamento, ossia il modello della mente modulare, per cui ogni modulo è determinato in maniera univoca nel trattamento sempre uguale di un certo tipo di stimoli, e soltanto di quelli. È il modulo che i provvedimenti di questi giorni – dall’arresto di  Genovese alla fuga di Dell’Utri, passando per Scajola e l’Expo – fanno scattare irresistibilmente, infiammando la campagna grillina per «sputare in faccia in modo digitale» alla politica tutta. E infatti nient’altro il tour di Grillo racconta, se non quello che accade nell’arco riflesso che va dall’arresto all’esultanza, dall’inchiesta allo sputtanamento, dall’imputazione giuridica alla condanna mediatica. Un unico modulo, ripetuto in ogni piazza, ad ogni comizio, ad ogni nuova informazione che dovesse giungere dalle procure.

Ma esiste una mente, un’intelligenza pubblica non modulare? Esiste un’Italia non incapsulata? Non è questione di garantisti contro giustizialisti: anche questo sarebbe un riflesso condizionato, automatico. È questione invece di contrastare non solo l’intreccio fra la politica e il malaffare, ma pure l’idea che si fa politica solo per cacciare via il malaffare. Non va bene la prima cosa; ma non basta nemmeno la seconda. Non è mai bastata ed è un’illusione pericolosa credere che basti. L’una e l’altra cosa falsano il racconto del Paese, ne fiaccano le possibilità, ne avvelenano il clima.

Francantonio Genovese deve affrontare una mole di accuse non indifferente: truffa, peculato, riciclaggio e altro. La giustizia farà il suo corso, si spera nelle sedi e nelle forme proprie. Ma è quel che deve affrontare il Paese intero che non può non preoccupare, ed è per questo che si fa urgente la necessità di attivare altri moduli di azione, altre linee di comportamento, uno sguardo più ampio e più libero ai problemi dell’Italia.

C’è infatti un altro modo di parlare al Paese, ed è responsabilità della politica trovarlo. Che se infatti non lo si trovasse, se non lo si inventasse, una dolorosa coazione a ripetere butterebbe l’Italia un’altra volta indietro, con tanti begli arresti e nessuna via d’uscita.

(Il Mattino, 16 maggio 2014)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...