Prostitute, la crociata di De Luca

ImmagineAvviso alle famiglie. Se sei sindaco, puoi. Se sei Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, devi. Non puoi permettere che le vie cittadine siano infestate da mendicanti, e non puoi nemmeno lasciare che la zona litoranea sia in mano alle prostitute e ai loro infami protettori. Sacrosanto. Però, siccome gli uomini continuano a circolare lentamente e a fari bassi in cerca di signorine, qualcosa ti devi inventare. Le multe salate, ok. L’intemerata pubblica, va bene. Ma non basta, Irma la dolce è ancora lì, e il suo cliente pure: dove allora non arrivano le contravvenzioni, più in alto delle timide leggi italiane il sindaco De Luca «giudica e manda secondo ch’avvinghia», come l’infernale Minosse dantesco. Per il bene della città, delle famiglie, dell’ordine pubblico e del decoro veste gli austeri panni del pubblico svergognatore, e invece di riscuotere la multa presso il comando municipale, pensa bene di mandare a casa, per i begli occhi della moglie o dei figli del malcapitato, lo spietato bollettino, accompagnato magari da un verbale che specifichi con inequivoca chiarezza il motivo della sanzione. E il cliente è bello che sistemato. Prima di lasciare un’altra volta il nido familiare per andare a prostitute  ci penserà non due ma tre volte. Che se poi il contravventore avesse eletto domicilio da qualche altra parte – a casa dei genitori, per esempio, o presso lo studio professionale – la notifica potrebbe spandere i suoi riverberi moralizzatori anche su un’anziana mamma, oppure sugli indignati colleghi di lavoro. La multa non basta, insomma: ci vuole lo scandalo, lo scorno, il pubblico ludibrio. Perché allora non raccomandare ai portieri degli stabili condominiali di mettere avviso in bacheca per i condomini affamati di meretricio? Perché non accludere documentazione fotografica, anche per prevenire eventuali ricorsi? Perché non istituire un albo pubblico dei clienti abituali, dei consumatori incalliti? Si dirà: la privacy. Ma se per una buona causa è giusto fare opera di sputtanamento, allora la soluzione è facile: mandi De Luca a tutti i sordidi capifamiglia salernitani una bella letterina, in cui chiedere papale papale l’autorizzazione a rendere note le loro generalità, qualora dovessero – come dire? –   cadere in fallo. Chi si rifiuterà sarà perciò stesso svergognato, e finalmente la pace tornerà sotto i lampioni.

È così che si fa. Non come il sessuologo à la page che ti spiega che così non si risolve il problema, o come il sociologo post-sessantottino che ti invita casomai a riflettere sulla marginalità sociale e su eventuali programmi di recupero, o come lo psicologo problematico che mette piuttosto l’accento sulle soggiacenti, difficili dinamiche familiari. E neppure, magari, come la femminista aggressiva che, dall’altra parte, rivendica il diritto della donna a far liberamente uso del proprio corpo, con chi crede e come crede. E neanche, infine, come Benjamin Franklin, il quale aveva un amico che non la finiva di pagare le donne, e allora il geniale inventore, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America, che ti fa? Si mette a disquisire se sia meglio andare con le vecchie o con le giovani, e consapevole di proporre un paradosso consiglia di preferire le prime, per esperienza e affabilità. E perché si corrono meno rischi e si pecca di meno.

Consigli da smidollati. De Luca ha deciso invece da tempo di interpretare il suo ruolo di sindaco in maniera ruvida, volitiva, mascellare. E insieme enfatica, istrionica, plateale. Essere amministratore è evidente che non gli basta: ha bisogno di sentirsi il padrone assoluto della scena, di avere in pugno la città come un mattatore sul palcoscenico. Di essere e sentirsi tutto d’un pezzo: debolezze e fragilità dell’umana condizione non lo riguardano, non gli appartengono, e non meritano nessun esercizio di comprensione. Così anche i ragionamenti scadono subito a sofisticherie, cavilli, sottigliezze inutili. La privacy, la dignità, i limiti dell’azione pubblica: chiacchiere da intellettuale, fisime da sfaccendati, depravazioni da rammolliti. Se però qualcuno dei suoi fidati collaboratori avesse il coraggio di sussurrargli almeno che le casse comunali non sono floridissime, e che incassare subito e con certezze le multe comminate in litoranea è meglio, molto meglio che aspettare di riscuoterle chissà quando, dopo l’invio a domicilio, forse non lo aiuterebbe a rinunciare a questa singolare forma di eretismo amministrativo, ma una prudente mano al bilancio forse la darebbe. In attesa che De Luca salti su per la prossima crociata.

(Il Mattino, 18 maggio 2014)

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