Le opinioni non si processano

ImmagineIncontrollata, incontrollabile, irresponsabile. E in più gode di piena immunità. Silvio Berlusconi usa queste espressioni per giudicare la magistratura italiana, ma siccome è la magistratura italiana a giudicare lui, rischia di andare incontro ad una nuova incriminazione. Ora, non vi è alcun dubbio che simili giudizi, resi per giunta nel corso di una testimonianza in tribunale, a Napoli, nel corso del processo Lavitola, possono riuscire come minimo inopportuni. Anzi: lo sono senz’altro. È abbastanza evidente che nessun comune cittadino, portato dinanzi a un giudice o a un pubblico ministero, userebbe queste parole. Per una comprensibile misura di prudenza, per una semplice cautela, ma anche per rispetto ai luoghi e alle forme in cui si amministra la giustizia in Italia. In quanto poi è un uomo pubblico, che ha avuto gravose responsabilità di governo, Silvio Berlusconi sarebbe forse tenuto ad un rispetto anche maggiore, nel senso almeno che, in paesi più o meno simili al nostro per storia e per cultura politica e giuridica, non ci si aspetta da un ex-primo ministro che esterni simili considerazioni sull’ordine giudiziario. In quanto, infine, è stato condannato in via definitiva, ed è tuttora sottoposto a misure restrittive, sarebbe forse meglio per lui se fosse più guardingo, meno irruente, e seguisse i consigli esperti degli avvocati che lo invitano a smorzare i toni.

E però, ora che le abbiamo dette tutte, possiamo anche dire che l’eventuale incriminazione di Silvio Berlusconi per le parole usate ieri ci appare un’enormità. Una cosa che, forse, avrebbe il solo significato di confermare Berlusconi nel suo giudizio, e insieme con lui anche larghi settori dell’opinione pubblica. Che sa di poter parlare e sparlare di chiunque, dal Presidente della Repubblica in giù, ma non invece dei magistrati, che peraltro si rivelano sempre particolarmente solerti nel reagire.

I giuristi ci spiegheranno come, nel caso si procedesse, non si tratterebbe che di applicazione del codice, e sicuramente sarà così: Berlusconi stia perciò attento. E però nessun codice può reprimere la manifestazione di un’opinione, la seguente: in simili circostanze pare proprio che sul perseguimento della giustizia prevalga – e prevalga di gran lunga – la difesa miope del tocco e dell’ermellino, cioè lo spirito corporativo e una fortissima idiosincrasia alle critiche.

Berlusconi ha un’opinione sul funzionamento della giustizia in Italia, e sulle sue vicende processuali: condivisibile o no che sia, è la sua opinione. Non gliela si può far cambiare minacciando di incriminarlo, oppure ventilando la possibilità che gli venga tolto l’affidamento ai servizi sociali. Né gli si può chiedere di starsene buono, zitto e muto. Non solo perché la manifestazione delle opinioni è un diritto fondamentale, ma perché l’opinione di Berlusconi sulla giustizia è una cosa sola col contenuto della sua azione politica: sua e di larga parte del centrodestra, da vent’anni a questa parte. Berlusconi lo va ripetendo dal ’94, sin dal primo avviso di garanzia, e non ha cambiato idea: gliela si vuol togliere di bocca ora a colpi di incriminazioni e condanne? E come si farà quando ne trarrà nuovo motivo per dirsi vittima di una persecuzione?

Cosa conterrebbe poi di così intollerabilmente offensivo la dichiarazione in questione? Che la magistratura sia incontrollata o incontrollabile potrebbe persino essere un complimento, un modo per richiamarne l’indipendenza, anche se ovviamente non era questa l’intenzione del Cavaliere. Quanto a irresponsabilità e impunità, basterebbe dire che solo la settimana scorsa si è votato in Parlamento sulla responsabilità civile dei giudici, per modificarne i termini, segno che la materia è perlomeno sul tavolo della politica, e oggetto di discussione. E in ogni caso l’esiguità dei procedimenti a carico dei magistrati per mala giustizia è indice vistoso che la situazione è, nei fatti, molto vicina a quella descritta dagli aggettivi di Berlusconi.

Ma in fondo non si tratta nemmeno di questo. Il Cavaliere ha usato altre volte termini assai più pesanti, a volte davvero inaccettabili. E i magistrati hanno potuto respingere con sdegno le accuse, raccogliendo ampie solidarietà, anche in considerazione della delicatezza delle loro funzioni e della pericolosità di una delegittimazione complessiva dell’ordine giudiziario. Ma questo è appunto il piano sul quale va condotto il confronto: il piano politico, sul quale peraltro l’opinione della magistratura associata arriva forte e chiara, senza nessun bisogno di corroborarla sanzionando come oltraggiose le opinioni contrarie. È così difficile, allora, per i pm napoletani essere pazienti, accettare qualche critica, mostrare più garbo, e tirare dritto, senza raccogliere provocazioni?

(Il Mattino, 21 giugno 2014)

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