Europa dove sei?

ImmagineLasciate che i bambini vengano a me. Lasciate che i bambini vengano nel porto di Salerno, negli altri porti italiani, e siano assistiti, aiutati, sostenuti. Lasciate che trovino una casa, un volto amico, un po’ di serenità. Lasciate che si riposino, che giochino, che sorridano. Però poi distogliete gli occhi dalle foto di quei bambini: non per chiudere ottusamente i vostri cuori e non sentire più il loro grido di aiuto, ma per aprire la mente e cercare di capire. Lasciate allora che qualche domanda sia rivolta alle autorità italiane e alle autorità europee, perché l’eccezionale flusso di migranti che attraversa lo stretto di Sicilia pone un problema che è, con ogni evidenza, più grande dell’operazione Mare Nostrum. C’è un’emergenza umanitaria in corso: l’operazione messa in atto a partire dall’ottobre scorso dai mezzi della Marina militare, della Guardia di finanza, dell’Aeronautica, dei Carabinieri, della Polizia di Stato non basta. Con tutta la buona volontà non basta, perché purtroppo non è solo questione di buona volontà. L’operazione è volta innanzitutto a «salvaguardare la vita in mare»: ma le vite di coloro che muoiono nelle stive dei barconi alla deriva sul mare non sono salvaguardate. L’intento umanitario non è sufficiente e non fa una politica. E non è in questione il numero di navi impiegate, di uomini impiegati, di radar impiegati; sono in questione più in generale le azioni che l’Europa adotta verso l’intera regione mediterranea. L’immigrazione non è una burrasca improvvisa, inattesa, passeggera: è un fenomeno epocale, di portata epocale. È vasta quanta il mare che attraversa, e non sono i vascelli della nostra marina che possono contenerla. Dunque ci vuole la politica. Ci vuole la solidarietà verso i bambini che arrivano stremati sul suolo italiano: le facce impaurite, gli occhi smarriti. Ma ci vuole la politica per provare a governare un fenomeno che non è affatto «nostrum» perché ha dimensioni e dinamiche europee ed internazionali.

C’è una politica estera dell’Unione Europea? No, purtroppo: tutti sanno che non c’è. Eppure, senza una stabilizzazione dell’area mediorientale, senza una presenza incisiva nelle aree di crisi, senza un’interlocuzione efficace a livello governativo, senza concreti impegni internazionali non c’è solidarietà che tenga. E non c’è nessuna gestione seria del dramma dell’immigrazione.

Si può ovviamente discutere intorno ai fatti di queste ore: secondo gli uni, l’assicurazione di godere dell’assistenza delle navi della Marina italiana incoraggia i disperati dell’altra sponda del Mediterraneo a tentare la traversata, anche su mezzi fatiscenti, anche in condizioni di grande incertezza e pericolo; secondo gli altri, il dovere morale di soccorrere quanti rischiano la vita in mare per fuggire dalla guerra, dalla fame o dalla povertà è e resta comunque un dovere morale inderogabile. In questo modo, però, non si dà forma a una politica, che non è il regno delle buone intenzioni, ma quello delle buone conseguenze. E anche se non si debbono mai perdere di vista i principi, non si può non guardare con estrema lucidità a ciò che da essi effettivamente principia. La verità di un principio è nei suoi effetti, non nella nobiltà del proponimento.

Perciò Mare Nostrum non sarà un fallimento, ma di sicuro non è una soluzione. Per le centinaia di migliaia di migranti che attendono sulle coste libiche Mare Nostrum non può essere la soluzione. E del resto è stata fin dall’inizio proposta come una forma tampone: come se fosse possibile tamponare. Lasciamo dunque perdere se davvero incoraggi il fenomeno: si può dire che lo scoraggi? Si può dire che il governo italiano è riuscito ad ottenere una europeizzazione del problema dell’accoglienza dei migranti? È in grado di ottenerla? Può guardare alla prossima formazione della Commissione avendo di mira questo obiettivo? Non è la politica la più alta forma di solidarietà umana e non è dunque lì che bisogna esercitare la massima pressione, se davvero si vuole fare accoglienza? Gli accordi di Schengen non prevedevano un “alto e uniforme livello di controllo” ai confini? E come si pensa di assicurarlo nelle aree di rischio, come il Mediterraneo? O dobbiamo accontentarci di Frontex, l’agenzia europea che gestisce e coordina la cooperazione fra gli Stati membri dell’Unione nella gestione delle frontiere esterne? Andate sul sito: c’è il numero di telefono, rispondono da Varsavia, Polonia. Il direttore era Iikka Laitinen e già in passato ha spiegato che Frontex, parola mia, fa tutto quello che deve fare. Ora l’Agenzia è in cerca di un nuovo direttore esecutivo: forse le foto dei bambini sbarcati ieri, e di quelli pronti a imbarcarsi, andrebbero recapitate a lui.

(Il Mattino, 2 luglio 2014)

Una risposta a “Europa dove sei?

  1. Salve mi chiamo Nunzio Curigliano, sono calabrese ed alle elezione europee 2014 ho votato Partito Democratico.

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