Niente sconti, ma nel rispetto delle garanzie

ImmagineLa nota con la quale Luigi Cesaro, raggiunto da una richiesta di arresto, ha chiesto che la Camera autorizzi «rapidamente» l’esecuzione del provvedimento, sgombra il campo da possibili imbarazzi ed equivoci: la Camera autorizzerà, Luigi Cesaro finirà in carcere (in via cautelare), e coloro che si oppongono a una differenza di trattamento per i parlamentari rispetto ai comuni cittadini ne ricaveranno la loro giusta soddisfazione. Le accuse che vengono rivolte all’onorevole Cesaro, peraltro, sono particolarmente gravi, e non si può non essere grati alla magistratura quando dà mostra di voler compiere il suo lavoro sino in fondo: senza fermarsi di fronte a nessun intoccabile, senza rinunciare a portare allo scoperto le zone d’ombra della politica, cercando anzi di denunciare le compromissioni con la criminalità organizzata, quei legami con la camorra che più di ogni altra cosa inquinano la vita democratica. Non è dunque sul versante delle indagini che occorre compiere in questo momento un supplemento di riflessione, che sarà in ogni caso sollecitato dal corso ulteriore delle risultanze processuali, quanto piuttosto sull’uso della custodia cautelare.  Poiché c’è una richiesta del giudice, sarà ovviamente la Camera a vagliare se sussistano i termini: tutto, dunque, secondo procedura. Ma l’Aula che dovrà votare per l’arresto è la stessa che qualche giorno fa non ha accolto la richiesta di Renato Brunetta di rinviare l’autorizzazione alla custodia in carcere di Giancarlo Galan, per consentirgli di essere almeno presente alla discussione. Richiesta puramente dilatoria? Può darsi, ma l’impressione – ci auguriamo errata – è che il Parlamento non fosse neppure in condizione di prendersi questo tempo ulteriore, senza sollevare ondate di indignazione. E perciò non l’ha preso: non ha voluto sfidare la «vox populi».

Ora, ci sia o no nel Paese e nell’opinione pubblica un simile pregiudizio, sta di fatto che sembra sfidare il buon senso e i buoni costumi far sentire sulla stampa una voce non dirò di dissenso ma perlomeno di dubbio. Se c’è una richiesta di arresto, quella richiesta – si dice – avrà i suoi validi motivi. Quasi per definizione. Chi ne dubita si trova così nella scomoda posizione non di contraddire un giudice, ma di dire di no al bene, alla giustizia, alla morale. E chi se la sente di assumere su di sé un simile onere? Nessuno, meno che mai quando si tratta di magistrati integerrimi contro politici chiacchierati.

Ciononostante, un dubbio rimane, e bisogna pur farlo presente. Il dubbio che la custodia cautelare sia usata più largamente di quanto non sia previsto dalla legge, con una dose supplementare di afflizione, di costrizione e, forse, di intimidazione non prevista dal codice e contraria alla nostra civiltà giuridica. Tanto più quando si allungano smisuratamente i tempi che separano la custodia cautelare dalla condanna, tramutandola inevitabilmente in una pena anticipata. C’è poi un altro dubbio, non meno preoccupante: che il principio fondamentale della tassatività dell’azione penale impallidisca, di fronte ad altre più sentite esigenze. Perché queste esigenze sono sentite, e giustamente, tanto più in un territorio come il nostro, in cui la vita pubblica è costantemente sotto la pressione della criminalità.  Le esigenze – dico – di ripristinare la legalità nei troppi ambiti in cui non se ne avverte quasi più la presenza. Esistono infatti sicuramente commistioni, zone ambigue, promiscuità, pesanti compromissioni fra politica e malaffare. Ma quel principio è fondamentale, e non vi si può rinunciare. Tassatività vuol dire infatti che sono espressamente definite e ben circoscritte le fattispecie alle quali si applica la legge, e che ad esse e solo ad esse si applica (beninteso: con tutto il rigore del caso) l’esercizio dell’azione penale e la repressione dei reati. Le condotte moralmente deplorevoli e politicamente funeste non c’entrano.

Son cose che non si scoprono certo adesso, ma di cui anzi i giuristi discutono da gran tempo nei loro convegni, e che la magistratura ha ovviamente presente; però non arrivano all’orecchio di un’opinione pubblica assai distratta, che evidentemente non è più interessata a sentirle. E che, anzi, sospetta sempre che dietro le discussioni di dottrina e la difesa dei principi ci siano sordidi interessi, convenienze e connivenze. Così facendo, però, non ci si accorge del deterioramento della qualità della nostra democrazia. Che alla lunga finisce per riguardare non i soli Giancarlo Galan o Luigi Cesaro, ma tutti noi. E tutti noi la pagheremmo, anche nell’ipotesi che gli arresti eccellenti fossero strameritati, se non fosse comunque possibile dubitarne liberamente sulle colonne di un giornale.

(Il Mattino, 24 luglio 2014)

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