I vu cumprà, la morale e l’economia

vu-cimpraChi sono i vu cumprà? Nelle parole del ministro Alfano, «persone che insolentiscono gli italiani sulle spiagge». Fosse solo per l’insolenza, si potrebbe osservare che anche per i giovanotti e le signorine che sciamano sulle stesse spiagge diffondendo volantini pubblicitari, depliant, brochure con inviti per una fantastica serata ci vorrebbe un robusto giro di vite. Non sono infatti meno insistenti, meno petulanti. Attaccano bottone anche loro. Mentre però i primi – i vu cumprà – ci campano, i secondi e le seconde ci tirano su la vacanza, e non è chiaro, moralmente parlando, con chi si dovrebbe essere più severi. Già che ci siamo, però, a meritarsi le stretta dovrebbero forse essere pure i camerieri che, dinanzi ai ristoranti delle vie del centro, a Roma, Napoli o Firenze, chiedono con insistenza ai turisti di entrare, sedersi, mangiare: chi non se ne è, almeno una volta, infastidito?

Il fatto è che non c’è solo l’insolenza, l’insistenza, la petulanza. C’è pure l’illegalità. Anzi: soprattutto quella. E allora la faccenda cambia: non è più questione di buone maniere, di invadenza, importunità o maleducazione. Perché le merci che arrivano sui lidi italiani, portate dentro improbabili borsoni, o su sgangherati carrelli, percorrono un circuito che è, nella stragrande maggior parte dei casi, illegale. Tutto: dalla produzione alla distribuzione alla circolazione all’acquisto. Le mercanzie sono contraffatte, mancano le autorizzazioni, mancano le certificazioni, sono assenti le registrazioni. Ma, se è tutto fuori legge, se le merci che per pochi spiccioli sono vendute sulle nostre spiagge allargano il giro dell’economia informale, alimentano una concorrenza sleale, sottraggono risorse allo Stato e infine (e soprattutto) ingrassano la criminalità, la quale assicura l’indispensabile patronage su tutta l’area dell’illegalità, ci si può accontentare di una strigliata a sindaci e prefetti, perché assicurino maggiore vigilanza lungo i litorali? Non sarebbe meglio, molto meglio provare a svuotare i magazzini dove, alle prime luci del giorno, i venditori ambulanti si riforniscono, caricandosi sulle spalle ogni genere di cianfrusaglie, e un bel po’ di merce falsa o difettata? Loro, infatti, sono solo gli ultimi a guadagnarci qualcosa, e quanto ci guadagnano è solo un’infima parte dei profitti illeciti che provengono da un simile mercato adulterato. Però la richiesta di qualche moneta da parte dei vu cumprà infastidisce, mentre quella più grande pecunia non manda, a quanto pare, alcun cattivo odore.

Ecco allora come stanno le cose. Da una parte, il fenomeno dei venditori ambulanti sulle spiagge è così ampio e diffuso, da suscitare addirittura la presa di posizione del ministro dell’interno: è un vero peccato però che nelle parole non sia riuscita in nulla diversa dalla reazione accaldata che sotto l’ombrellone ha chi non riesce a togliersi di torno il venditore di turno. Dall’altra parte, il problema ha radici ben più profonde di quelle che si rendono visibili sotto il solleone, e stringe in un unico nodo illegalità, immigrazione ed economia sommersa: e purtroppo non è un nodo che si sciolga cacciando i vu cumprà lontano dalla vista. È come mettere la polvere – o la sabbia – sotto il tappeto. Forse si potrà continuare a fare il bagno indisturbati, ma ben difficilmente si sarà ridotto il volume delle vendite illegali. Allontanati dalle spiagge, li ritroveremo alle fermate degli autobus, subito fuori dagli stabilimenti balneari, all’ingresso di una pizzeria o di una discoteca.

Non basta però nemmeno armarsi di santa pazienza (che peraltro, col caldo che fa, non è mai troppa). Perché quei poveri cristi che percorrono le nostre spiagge cercando di venderci una collanina o un paio di (falsi) occhiali da sole sono i primi ad essere sfruttati dalle organizzazioni criminali. Non è perciò semplice questione di tolleranza, come non è questione di severità. Non ne va neppure soltanto del decoro delle nostre spiagge, che i vù cumpra rovinano, mentre giovanotti e signorine no. È piuttosto questione di politiche per l’integrazione degli extracomunitari, che rappresentino un’alternativa rispetto ai percorsi dell’economia illegale. Da quando è stata inventata l’economia moderna di mercato, ci si è accorti infatti che vale il principio: se stare entro il perimetro della legge conviene, è più facile rispettarla, al mare come in città. Ma con l’applicazione di questa semplice verità, ammettiamolo: abbiamo qualche cronica difficoltà anche noi italiani, non solo i vu cumprà.

(Il Mattino, 14 agosto 2014)

Una risposta a “I vu cumprà, la morale e l’economia

  1. L’ha ribloggato su Per la Sinistra Unitae ha commentato:
    Loro, sono solo gli ultimi a guadagnarci qualcosa
    Non sarebbe meglio, molto meglio provare a svuotare i magazzini dove, alle prime luci del giorno, i venditori ambulanti si riforniscono, caricandosi sulle spalle ogni genere di cianfrusaglie, e un bel po’ di merce falsa o difettata?

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