Il PD è le regionali

sol-lewitt-MOStraordinario. È il piano che ci vuole in Campania. Perché mancano le risorse, perché mancano gli asili nido, e soprattutto perché nel lessico del sindaco Vincenzo De Luca la parola «straordinario» proprio non può mancare. Quando tiene discorsi e quando manda lettere ai giornali. Quando declama le proprie (a volte purtroppo incompiute) opere, e quando ne progetta di nuove, ancor più straordinarie. Così, anche quando lascia perdere il monumentale Crescent (il grande complesso edilizio, «di valore mondiale», che deve sorgere sul lungomare salernitano e che per ora è sotto sequestro), non dismette né la logica, né gli argomenti né le parole che usa per descrivere la città sulla quale regna da tempo immemorabile, da prima ancora che Berlusconi scendesse in campo: un’altra era geologica. È tutto così straordinario, che perfino l’impepata di cozze o i toponi del lungomare salernitano sono definiti straordinari: non da De Luca, per la verità, ma dal pupazzo di Casa Vincenzo che imperversa su Youtube. Ma il muppet somiglia così tanto al personaggio che imita, che è difficile trovare la differenza.

De Luca stesso, del resto, non è solito farne: almeno, tra la città e la regione. Anzi, se potesse, farebbe della Campania una grande Salerno. E sarebbe, non c’è dubbio, straordinario. Accingendosi perciò a candidarsi una seconda volta per la guida della regione Campania, conferma di non avere molti altri argomenti. È come se De Luca non vedesse che la Campania non è l’entroterra salernitano. Che non basta contare quanti asili ci sono in città per rovesciare la logica dei costi standard che penalizza il Mezzogiorno. E soprattutto che un progetto politico non è l’incaponimento di un uomo solo.

Quando però De Luca suona le sue trombe, a sinistra risponde sempre uno squillo. Perché il Pd non lo vuole e, «faute de mieux», prova con Pina Picierno. Che ha scelto nel 2013 per rappresentare le ragioni del mezzogiorno nella segreteria nazionale. Che ha scelto di nuovo, nel 2014, come capolista della circoscrizione meridionale alle elezioni europee. E che prova ora a candidare per le elezioni regionali del 2015. Come se insomma non ce ne fosse per nessun altro. Orbene, delle due l’una: o Pina Picierno è un leader carismatico di cui il Pd non può più fare a meno, una specie di Bassolino in gonnella, oppure è il partito democratico che sta facendo a meno dell’unico compito che un partito dovrebbe darsi, fin tanto almeno che è un partito e non un comitato elettorale. E cioè formare e selezionare una classe dirigente vera, ampia, rappresentativa, intorno a un programma e dentro una visione d’insieme della società e del Paese.

Per aiutarci a risolvere il dilemma, anche Pina Picierno prova a dire la sua sui giornali. Il tema prescelto non sono gli asili nido di De Luca, ma i migranti, l’operazione Mare Nostrum e le responsabilità dell’Europa. Tema spinoso, spinosissimo. Non però perché non si sappia quel che se ne deve dire: che non si possono lasciare morire in mare i migranti, che l’accoglienza è un nostro dovere, che l’Italia farà la sua parte ma che l’Europa non può lasciarci soli. Il tema è spinoso perché, una volta che si sarà detto tutto questo, non si sarà detto ancora nulla. E però null’altro dice la Picierno sul tema. Così, a lettura terminata, se ne sa quanto se ne sapeva all’inizio. Sembra di trovarsi nel racconto di Isaac Asimov (o in un corsivo di Fortebraccio): dopo l’incontro con gli emissari di un’altra galassia, i servizi segreti sottopongono a traduzione e analisi febbrile i loro discorsi e scoprono, con grande sorpresa, che non hanno detto assolutamente nulla.

Tirando le somme: non sapendo come cavarsela con l’ingombrante ed erratica presenza di De Luca, con i suoi strappi e le sua voce grossa, ed essendo il partito napoletano decisamente più indietro di dove si trova oggi il Pd nazionale, si pensa, in mancanza di meglio (o semplicemente in mancanza d’altro) a Pina Picierno.

Ma Renzi deve sapere che il deficit di rappresentanza del suo partito nel Mezzogiorno  non potrà valergli come scusante, in caso di risultato negativo, perché il tempo per costruire un progetto politico credibile, che parli a Napoli e alla Regione, e non sia la riproposizione di vecchi cacicchi, o un semplice prodotto di risulta, c’è ancora.

Renzi ha le sue gatte da pelare: come capo del governo, lo attende un anno da vivere pericolosamente, in Italia e non solo. Ma, essendo anche il segretario del Pd, proprio non può evitare di assumersi anche la responsabilità delle scelte che verrà compiendo nella partita a scacchi della elezioni regionali. E non si illuda: al momento, sulla scacchiera campana, non ha un re, nemmeno incanutito, e non ha una regina, per quanto ella sia giovane.

(Il Mattino, 27 agosto 2014)

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