Il primato del civile

magritte-voix1Di cosa è sinonimo la società civile? Bella domanda, a patto di spiegarla. Ma la spiegazione è necessaria, dopo aver ascoltato le parole rivolte da Raffaele Cantone al consesso riunito annualmente dallo Studio Ambrosetti a Cernobbio. Cantone ha detto un paio di cose che sarebbe bene scolpire nella mente. Da presidente dell’Autorità nazionale anti-corruzione, ha rivolto innanzitutto agli industriali l’invito a tenere nei confronti della corruzione lo stesso atteggiamento che meritoriamente si propongono di tenere nei confronti di imprese e imprenditori in odor di mafia: isolarli, tenerli fuori, cacciarli dagli organismi associativi. Quel che si fa con i mafiosi va fatto con i corrotti. In secondo luogo, ha rimarcato che se passasse l’idea che il contrasto alla corruzione non è soltanto un dovere morale, ma anche l’interesse bene inteso del Paese e dello stesso sistema produttivo, allora la scommessa contro la corruzione potrebbe essere finalmente vinta. Una vera e propria «battaglia culturale». Ma le battaglie culturali, si sa, sono faccende serie, lunghe, onerose, che non si vincono dalla sera alla mattina. Perciò non si trovano molti che siano disposti a farle. Eppure sono battaglie essenziali, perché una società civile e un Paese bene ordinato poggiano sui comportamenti dei cittadini, non solo sulle leggi. Parafrasando Kant: i comportamenti senza le leggi sono ciechi, ma le leggi senza i comportamenti sono vuoti. Non c’è insomma norma senza una normalità soggiacente, e se la prima si può produrre con un atto legislativo, la seconda purtroppo no, e richiede un lavoro di ben più lunga lena.

Tutte e due le cose dette da Cantone sono giuste e sacrosante, e per una volta spostano l’attenzione dalle leggi che si attendono dal Parlamento ai comportamenti che è lecito aspettarsi dalla cosiddetta società civile. La quale è «cosiddetta» non perché non esista o sia incivile, ma perché la definizione rigorosa del suo concetto è complicata assai. Ma Cantone ad essa si è rivolto, e così torna la domanda iniziale: di che è sinonimo, cosa intendiamo con essa? Nell’essenziale, tre cose. La prima: società civile è la somma degli interessi privati che si organizzano al di fuori della dimensione dello Stato e dei poteri pubblici. La seconda: società civile è il complesso di rapporti familiari, sociali, ideali, per i quali una comunità può dirsi tale. In questo secondo caso, il concetto di società civile non è imperniato esclusivamente sugli individui, ma su una condizione condivisa di appartenenza (di clan, di gruppo, di nazione), che genera identità. Entrambe queste idee presentano però dei problemi. Uno in particolare, ci riguarda qui. Entrambe procedono da una separazione netta delle due sfere, pubblico e privato (anche se connotano diversamente la sfera privata), che spesso si traduce in una secca contrapposizione. Per cui si reagisce sempre alla stessa maniera: il privato che funziona se la prende col pubblico – e in Italia è il ritornello di gran lunga dominante –, e il pubblico che funziona (o cerca di funzionare) se la prende col privato, che nicchia e fa orecchie di mercante, come ieri suggeriva Cantone.

Noi però abbiamo un bisogno assoluto di uscire dall’impasse. E di far emergere una terza sfera che si interseca con le prime due, e disegna una più ricca fisionomia della società civile. Una sfera che non è vincolante, coercitiva come quella pubblica, dello Stato e della legge – perciò quello di Cantone era un «invito» –, ma che sa assumersi responsabilità collettive, più grandi del solo interesse particolare, immediato, esclusivo – e perciò l’invito di Cantone riguardava la cura di una condizione generale, valida per tutti e legato all’impegno di tutti. Questa sfera esiste ed è la sfera della «civicness», la sfera civica in cui i cittadini non sono semplici individui privati, né solo clienti, utenti o consumatori, ma attori sociali impegnati alla costruzione di un qualche bene comune.

Quanta ne abbiamo, in Italia, di questa civica virtù? Non abbastanza. Ma se non proviamo a farla emergere, se tra pubblico e privato continuerà invece il gioco dello scaricabarile, allora purtroppo l’invito – e non solo l’invito, anche il nostro malandato Paese – cadrà nel vuoto.

(Il Mattino, 8 settembre 2014)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...