Inaccettabili minacce

Acquisizione a schermo intero 30092014 121057.bmpNell’intervista che il sindaco di Napoli ha rilasciato all’Espresso, a seguito della condanna in primo grado comminatagli nei giorni scorsi, vi sono parole e toni ed espressioni quasi eversivi, comunque inaccettabili. De Magistris parla di poteri forti che vogliono la sua fine, di pezzi di Stato «putrefatti», «intrisi di corruzione», di «persone implicate in posizioni apicali nelle istituzioni della Repubblica italiana» e infine di «ingiustizie profonde» commesse nei suoi confronti, di cui sarebbe stato protagonista addirittura il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il tutto viene accompagnato dalla minaccia di pubblicare documenti. Ora, è difficile immaginare che un sindaco di una grande città – anzi: della terza città del Paese – possa rilasciare affermazioni più gravi di queste. Nessuna ingiustizia patita – posto che di ingiustizia si tratti: sarà non De Magistris, ma il corso della giustizia ad appurarlo – può giustificare un simile atteggiamento, tanto più nei confronti della prima magistratura dello Stato. Nessuna amarezza personale, nessuna intima persuasione, nessuno sconforto e nessuna sfiducia possono condurre un uomo delle istituzioni, se è tale, a formulare minacce, fare allusioni, ventilare atti e comportamenti al limite della ribellione, comunque offensivi nei confronti del Capo dello Stato. E Napoli, i napoletani non meritano di essere usati e trascinati a forza dal ribellismo disperato del loro sindaco, presi al laccio dalla bandana da capopopolo che, per togliersi dalle difficoltà, De Magistris ha ripreso evidentemente a indossare. De Magistris, un ex-magistrato, rifiuta ciò che non può rifiutare, cioè di prendere atto di una conseguenza di legge, che impone la sua sospensione dalla carica di sindaco, e si appella per questo ad una giustizia  sostanziale «più forte della legalità formale». Oltraggia così e sovverte quel principio di legalità che è invece alla base di qualunque ordinamento giuridico moderno, e del cui rispetto Napoli ha forse più bisogno di altre realtà del Paese. Il sindaco dà l’esempio contrario a quel che ci si attende dal primo cittadino: non il disprezzo della legge, ma il suo ossequio. Dopo aver lasciato la magistratura di sua spontanea volontà, De Magistris sta facendo di tutto per dimostrare che quella fu una fortuna per l’amministrazione della giustizia, anche se è stata una disgrazia per Napoli.

(Il Mattino, 30 settembre 2014)

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