Riforma giustizia, attenti ai passi indietro

riforme-renzi-berlusconi-con-indulto-e-amnistia_65949Uno dei punti qualificanti del programma del governo Renzi è la riforma della giustizia. Data la rilevanza della materia, è comprensibile e salutare che l’attenzione ad essa prestata delle forze politiche e dall’opinione pubblica sia massima. Per questo, dopo qualche burrasca in Commissione Giustizia, si attendeva con apprensione la precisazione giunta ieri, in serata, sulle intenzioni del governo in tema di responsabilità civile dei giudici. Fonti del Ministero parlavano di una «riproposizione pedissequa», negli emendamenti al testo in discussione, di quanto già previsto nel disegno di legge approvato in Consiglio dei Ministri. Si lascia cioè intendere che non è alle viste alcun passo indietro. Mai pedanteria fu più apprezzata. Perché invece il rischio che la riforma si snaturi cammin facendo esiste.

Il tema è ovviamente delicato. Insieme all’obbligatorietà dell’azione penale e alla separazione delle carriere, la responsabilità civile costituisce infatti uno dei pilastri su cui poggia non l’ordinamento giudiziario italiano, ma la posizione di relativo privilegio che in esso occupa la magistratura. Giudizio opinabile, si dirà. Ma non è opinabile che siano state pochissime, nel quarto di secolo trascorso dalla legge Vassalli, le volte in cui un giudice è stato chiamato a rispondere del proprio operato. Così come non è opinabile che il nostro Paese sia stato sul punto richiamato dall’Unione Europea. Questa riforma dunque s’ha da fare, e non può non farsi almeno secondo quanto si era visto nelle linee presentate in agosto dal ministro Orlando: un ampliamento consistente ed effettivo dell’area di responsabilità del giudice, il superamento di ogni ostacolo frapposto all’azione di rivalsa del cittadino nei confronti del giudice, la certezza che lo Stato si rivalga a sua volta nei confronti del magistrato. Bisogna perciò augurarsi che le schermaglie in commissione, gli emendamenti e i subemendamenti non si traducano nell’annacquamento di nessuno di questi punti. Che non sono ispirati da propositi punitivi o intimidatori nei confronti del giudici, ma da principi di civiltà giuridica accolti peraltro già da altri paesi dell’Unione.

Il Presidente del Consiglio, nelle scorse settimane, ha puntato l’indice contro le ferie spropositatamente lunghe dei magistrati. Ha fatto bene. Non solo perché quelle ferie sono effettivamente troppo lunghe e anzi incomprensibilmente lunghe, ma perché bisognava evidentemente sollecitare la forza politica e il consenso necessario per portare a termine la riforma, superando le resistenze corporative dell’associazione dei magistrati. È inutile negarlo, infatti: quelle resistenze ci sono, e sono forti. E non faticano a manifestarsi. Ma vincerle non significa solo accorciare le ferie, bensì tener fermi i punti qualificanti del disegno di riforma. La responsabilità civile è uno di questi.

Fin dal discorso al Parlamento dell’aprile scorso, il ministro Orlando aveva insistito su alcuni elementi di efficientazione del servizio giustizia, che promettono, se attuati, un significativo miglioramento del sistema. Aveva illustrato gli interventi previsti per ampliare lo spazio della giurisdizione volontaria,  e il ricorso all’arbitrato. Aveva annunciato provvedimenti  in materia di personale e di riorganizzazione degli uffici.  Aveva insistito sull’implementazione delle nuove tecnologie informatiche nelle differenti fasi processuali e sull’introduzione del processo civile telematico. Passi avanti importanti, per ridurre i tempi e migliorare la qualità dei servizi erogati, per i quali la legge di stabilità stanzia finalmente qualche fondo. Ma è chiaro che l’ambizione riformatrice non può fermarsi all’informatizzazione degli uffici giudiziari o all’introduzione del reato di autoriciclaggio, su cui pure fieramente si discute. Contano certo anche i dettagli, ma conta ancor di più il disegno complessivo. Se alla fine avremo tutti i documenti online e qualche giorno di ferie in meno per i magistrati, ma dovesse rimanere la sostanziale impunità dei magistrati, sarà difficile parlare di riforma sul terreno più importante per il Paese: quello delle libertà e dei diritti fondamentali.

(Il Mattino, 22 ottobre 2014)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...