De Girolamo al mercato delle elezioni

Acquisizione a schermo intero 09112014 131603.bmpNunzia De Girolamo, leader campano del Nuovo Centrodestra, pensa e dice che Caldoro deve smetterla di fare il socialista, o l’ex socialista, altrimenti lei (loro, l’Ncd) ne trarrà le conseguenze, passando armi e bagagli con il centrosinistra. Naturalmente, è un’impresa ardua capire in quale senso della più che centenaria parola Nunzia De Girolamo intenda che Caldoro non debba più essere socialista; cosa, nella politica regionale, sia così gravemente viziato di socialismo da suscitare le perplessità dell’ex ministro: quali provvedimenti, quali atti, quali decisioni. In realtà l’impresa non è affatto ardua: è assolutamente impossibile. E tutto preoccupa la Di Girolamo meno che le traveggole del socialismo reale in una sola regione, la Campania. Quello che davvero preoccupa – anzi: interessa – la De Girolamo è di far pesare i voti del Nuovo Centrodestra. Far pesare il sostegno a Caldoro e, se non pesa abbastanza, toglierlo. Tutto qua: non c’è bisogno di frugare fra i sacri libri del socialismo, e nemmeno fra le pieghe del bilancio regionale. Le elezioni si avvicinano e, nonostante la promessa di novità scritta addirittura nel nome della sua formazione, Nunzia De Girolamo rispolvera il più vecchio (e, bisogna dirlo, collaudato) modo di intendere la politica: cosa mi dai, cosa ti do. E recupera anche la sperimentatissima politica dei due forni: se siamo determinanti per la vittoria del centrosinistra, spiega ad alta voce, anche da quella parte faremo lo stesso ragionamento: cosa mi dai, cosa ti do. E alla fine tireremo le somme. Per ora minacciamo. A sinistra chiediamo che non si facciano le primarie, perché noi non ci mettiamo al seguito di nessuno; e a destra, invece, chiediamo magari l’opposto: che le primarie si facciano perché nessuno regala niente a nessuno e dove sta scritto che Caldoro è il nostro candidato. Nessun apprezzamento – né positivo né negativo – per il metodo delle primarie, solo questioni di opportunità. E naturalmente nessun giudizio di merito, e nessuna valutazione programmatica.

Ora, se fosse soltanto un racconto malevolo delle intenzioni del Nuovo Centrodestra, si potrebbe pure pensare di aver travisato. Ma la De Girolamo ha esposto tutto a chiare lettere in una riunione dei maggiorenti del suo partito: c’è poco da fantasticare. Le cose, dunque, stanno così: gli equilibri politici della regione possono essere decisi sulla base di un mercanteggiamento di tale fatta. Chi pensava che basta essere giovani, e donne, per cambiare il paese, immettere nuove idee e condursi con ben altro stile, è servito. Chi si faceva illusioni sulla politica 2.0, sui nuovi partiti nati dal disfacimento dei vecchi, o sulla liberazione di nuove energie compresse dalla cappa novecentesca delle consunte ideologie: è servito pure lui.

Ma è inutile fare gli ingenui: la partita in Campania può essere davvero decisiva. Se il dato delle europee potesse essere considerato un punto di partenza, è chiaro che il centrosinistra sarebbe favorito. Ma il voto dello scorso maggio godeva dell’effetto Renzi, che non è affatto chiaro se si manifesterà anche l’anno prossimo, in una partita in cui, al momento, il presidente del Consiglio non è affatto voluto entrare. Sta di fatto però che il centrosinistra può persino fare cappotto: prendersi la Campania e con la Campania anche le altre regioni che vanno al voto. I voti del Nuovo Centrodestra fanno gola, e la De Girolamo lo sa.

Solo che non fa nulla per nasconderlo. Non prova neanche per sbaglio a proporre istanze, programmi, idee. Nulla del genere. Nello schema politico che da Benevento la De Girolamo è riuscita, bruciando le tappe, a portare sino a Roma, e che, dopo qualche disavventura, torna ora di nuovo a galla a Napoli, non è previsto alcun investimento sul piano culturale o programmatico. Altro che socialismo! Quel che c’è sono cordate, pezzi di personale politico, rimasugli di classe dirigente che salgono sulla zattera dell’Ncd in attesa di capire a che santo votarsi, cioè come si strutturerà il nuovo sistema politico.

In tutto ciò ci sono anche effetti sistemici: quanto più infatti l’offerta politica si struttura intorno a formazioni maggioritarie, tanto più succede che i piccoli partiti si svuotino di identità per fungere esclusivamente da cuscinetto fra i partiti maggiori, una specie di purgatorio benevolente per chi vuole passare da una maggioranza all’altra, possibilmente senza mai finire all’inferno dell’opposizione. Non è inevitabile, ma succede: non meno, ma sempre più spesso, secondo le migliori tradizioni trasformistiche del nostro paese. Che una volta avevano almeno il senso di grandi operazioni politiche, e che ora invece hanno solo la taglia modesta di piccoli uomini (o donne). D’altronde, il duca La Rochefoucauld diceva che l’ipocrisia non è che l’omaggio che il vizio rende alla virtù. Ecco, di tutto si può accusare la De Girolamo, meno che di essere ipocrita.

(Il Mattino, 9 novembre 2014)

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