L’indegnità che divide Renzi e Cantone

Acquisizione a schermo intero 10112014 205003.bmpPuò darsi che la legge Severino non presenti profili di incostituzionalità. Certo, la vicenda De Magistris qualche dubbio lo pone, almeno agli occhi del tribunale amministrativo che, accogliendo il ricorso del Sindaco, lo ha reintegrato nelle sue funzioni, dopo che a seguito dell’applicazione della legge era scattata invece la sospensione. Vedremo quali saranno le decisioni in merito della Suprema Corte, ma si comprende bene la presa di posizione del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che all’indomani del provvedimento del Tar ha subito manifestato l’intenzione di correggere il dettato di legge.

L’opinione del Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, è parzialmente diversa. E richiede di essere ascoltata con attenzione, non solo per il ruolo che Cantone occupa, ma anche per l’esperienza e le conoscenze che, da magistrato, ha maturato in materia. Cantone ha spiegato per quale motivo, a parer suo, e indipendentemente dalla questione del sindaco di Napoli, la legge Severino sia una legge necessaria ed opportuna, che fa al caso nostro. Al caso cioè di un Paese che non è in grado di allontanare dalla vita politica attiva personaggi discutibili, chiacchierati, perfino condannati in primo grado, senza che per l’appunto sia una legge a intervenire e obbligare. Cantone ha sostenuto che, certo, può essere necessario restringere i casi in cui scatta la legge, per limitarla alle fattispecie più allarmanti, ma resta appunto che per reati gravi, come la corruzione e la concussione, è bene che la sospensione sia stabilita per legge fin da quando si ode la sentenza di primo grado, e dunque anche prima della pronuncia definitiva di colpevolezza. Non è in questione – ha detto – la presunzione di innocenza, che non sarebbe riguardata dal provvedimento, ma l’indegnità morale del condannato in primo grado, che proprio per questa indegnità deve essere allontanato, secondo il magistrato, dalla carica pubblica.

Le preoccupazioni di Cantone si comprendono bene, e sono pure condivisibili: il contrasto alla corruzione e al malaffare passa infatti anche attraverso un’opera di rinnovamento del ceto politico e amministrativo che le leggi devono, quando possono, aiutare. E bene fa Cantone a intervenire tutte le volte in cui occorre segnalare un indebolimento degli strumenti legislativi atti a contrastare i fenomeni criminali.

Tuttavia, sull’argomento che usa, è bene avanzare più di una perplessità. Se infatti, come vuole Cantone, la condanna in primo grado dimostra «l’impresentabilità» dell’amministratore pubblico che la subisce, e giustifica quindi la sospensione dalla carica, ne consegue che non in virtù di un giudicato, ma solo di un giudizio morale emesso da un pubblico ministero, e fatto proprio dai giudici del primo grado, un rappresentante del popolo, eletto dal popolo, viene sospeso nell’esercizio delle sue funzioni. Ciò significa: che in materia di rappresentanza elettiva, la  moralità o l’immoralità finisce col pesare quanto l’innocenza o la colpevolezza; che a dichiarare quale status morale si possegga sia d’ora innanzi un magistrato; che la distanza fra la sanzione giuridica e la colpa morale si attenua, nel caso, fino a scomparire.

Ora che tutto ciò sia pericoloso lo dimostra non il caso scandaloso del sindaco, che, pur avendo patteggiato una condanna, rimane tuttavia in carica (si dà anche questo), ma quello dell’amministratore pubblico che nei gradi successivi venisse assolto: difficile restituirgli l’onore, dopo che lo hai cacciato da palazzo di città. E ancor più difficile sostenere di averne rispettato i diritti: suoi e dei suoi elettori.

Certo, a fronte dei casi in cui l’elettorato premia i farabutti (che spesso, si noti anche questo, si sa esser tali anche senza qualunque sentenza di qualunque grado), la soluzione migliore sarebbe di cambiare l’elettorato. Ma non lo si può fare, e in verità il fatto che con la legge Severino si sia cercato qualcosa come un surrogato, non potendosi adottare la soluzione più drastica, non depone a favore della legge.

Nel nostro Paese, d’altro canto, le misure drastiche non mancherebbero. Vige una legislazione antimafia che consente infatti di prenderne: non siamo affatto molli o imbelli, su questo fronte. Ma si tratta di una legislazione speciale che sarebbe decisamente avventato prendere a modello di civiltà giuridica, dal punto di vista almeno dei principi fondamentali del diritto. Ecco, domandiamoci se è davvero questo che vogliamo, avvicinare sempre più le leggi ordinarie agli standard di garanzia più limitati offerti dalla legislazione antimafia: è davvero questa la via che il Paese deve percorrere? Rispondere di no non significa affatto essere tolleranti  con il malaffare, o voler convivere con la corruzione, ma tenere al buon ordine delle leggi, e a quegli elementi liberali del diritto che devono continuare a parerci irrinunciabili, chiunque segga sulla poltrona di primo cittadino della nostra città.

(Il Mattino, 10 novembre 2014)

Una risposta a “L’indegnità che divide Renzi e Cantone

  1. Il PD è nato con l’Ulivo, si è meglio identificato con Veltroni, si è ancor più rafforzato con Renzi. Il prossimo passo avanti è il Presidenzialismo, questo dopo la vocazione maggioritaria, rispetto del voto a maggioranza, il limite dei due mandati, è il pilastro mancante per fare del PD un vero partito democratico modello USA.
    In tutto questo Bersani e Dalema non c’entrano, anzi hanno avversato in tutti modi questo grandissimo progetto di rifondazione liberale e democratica del sistema politico prima ancora che della sinistra. Ma se sono riusciti a cacciare Veltroni e a rubargli il 33% del 2008, per riportare il partito ad un misero 25%, con Renzi, che alle Europee ha sconfitto Grillo e ha praticamente distrutto Silvio, non ci riusciranno.
    loro sono i responsabili delle pensioni e stipendi pubblici d’oro, dei privilegi alle cooperative rosse, dei vitalizi, del precariato, dell’hapartheid nelle aziende, dell’esercito di clientele che gravitano a torno a loro e alla CGIL. Loro non sono dei democratici ma dei gestori di potere.
    Vergonatevi!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...