La Campania laboratorio dei nuovi poli

elef_bSembra di sentire quella filastrocca dei bambini, con gli elefanti che ballavano sul filo di una ragnatela: la ragnatela, ma robusta, è evidentemente il patto del Nazareno e a ballare non sono elefanti ma i ben più piccoli partitini di centro, che non si capisce ancora se ballano sopra o sotto il tre cento, sopra o sotto il quattro: sopra o sotto, cioè, la soglia di sbarramento. Quanti finiranno giù? Quanti invece rimarranno appesi al filo? Intanto, Renzi e Berlusconi procedono: la legge elettorale cambia rispetto al testo già approvato al Senato, e il premio va alla lista, non più alla coalizione. La sostanza del patto è questa, e cambia davvero poco se l’asticella sarà portata un punto percentuale più su, o un punto più giù. Difficile cioè che abbia ragione Maurizio Sacconi, quando sostiene senza tema di ridicolo che, posta la soglia al tre per cento, è garantita la rappresentatività, mentre al quattro si tratterebbe di una «soluzione bastarda». Politicamente parlando, con il premio alla lista è tutta un’altra musica. Fino ad oggi valeva infatti il principio: «extra coitionem nulla salus»; ma adesso la coalizione salta, e chi vorrà cercare la salvezza dovrà se mai chiedere un posto nella lista dei partiti maggiori. A meno che non abbia una sua propria, significativa consistenza: elettorale e culturale, ideologica e politica, tanto da portare in Parlamento qualcosa di più di un manipolo di deputati passati fortunosamente oltre la soglia (e magari destinati subito dopo al sempre più variegato gruppo misto). Ma i partiti che oggi galleggiano in mezzo al mare della politica, come scialuppe che hanno mollato gli ormeggi da ben più grandi vascelli in difficoltà, non hanno affatto quella consistenza: sono solo naufraghi in cerca di salvezza. Sarebbe sbagliato quindi paragonarli ai vecchi, e in qualche caso persino gloriosi  partiti proporzionalisti della prima repubblica – il liberale, il repubblicano, il socialdemocratico. Sono, piuttosto, accrocchi non sempre bene assortiti di notabili locali, tenuti insieme quasi soltanto dai meccanismi di voto, e dalle leggi e leggine collegate.

Che però si muovono di conseguenza. Si mettono cioè in cerca di un approdo che metta in salvo la scialuppa. In Campania, questa spasmodica ricerca produce fra l’altro il seguente risultato, che nella stessa giornata, a poca distanza l’una dall’altra, esce l’agenzia che dà notizia della dichiarazione del coordinatore napoletano del Nuovo Centrodestra, Raffaele Calabrò, secondo la quale bisogna andare avanti con Caldoro, e quell’altra che riferisce invece della trattativa avviata da Ncd con il partito democratico in vista delle ormai imminenti elezioni regionali, sotto l’impulso non di altri che dello stesso Raffaele Calabrò.

Si dirà: sono le tipiche fibrillazioni che precedono la stretta finale, e naturalmente è colpa dei giornali, che riportano male e distorcono. Ma, di fatto, nessuno sa in questo momento con qualche ragionevole certezza se il Nuovo Centrodestra starà di qua o di là. E probabilmente, allo stato attuale, non lo sanno neppure i dirigenti dell’Ncd. Se d’altronde la madre di tutte le battaglie che Alfano conduce a Roma – quella per il tre cento – ha il significato di un salvacondotto per sé e pochi altri, è normale che la stessa logica di sopravvivenza si propaghi anche ai piani inferiori. E quindi anche in Campania.

La logica di sistema che il patto del Nazareno però innesta contiene indubbiamente una spinta decisa al ricompattamento del centrosinistra e del centrodestra (e in più anche una scommessa sul grillismo, che entrambi i contraenti si propongono evidentemente di contenere e riassorbire). L’idea dunque che a destra le cose possano cambiare attraverso la disgregazione di Forza Italia e la formazione di un nuovo centro (l’ipotesi da cui Alfano e i suoi erano partiti), è destinata a tramontare, e così le scialuppe che erano partite in quella direzione, e che nelle diverse realtà locali si trovano in punti diversi del loro cammino, prima o poi saranno costrette a rientrare, se non affonderanno tristemente durante la difficile traversata. Altro spazio, altro mare, obiettivamente, non c’è.

(Il Mattino, 13 novembre 2014)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...