Se l’intolleranza genera violenza

Acquisizione a schermo intero 16112014 113046.bmpOra che gli studenti hanno diramato il video, è doveroso rinnovare la solidarietà a Paolo Macry, per l’irruzione subita nei giorni scorsi all’università di Napoli, da parte di un gruppo di attivisti studenteschi presentatisi bruscamente alla sua porta. A chieder conto delle cose scritte dal professore, e, quasi, a chieder conto del fatto di essere un professore. Evidentemente, agli studenti sfugge qualcosa, se diffondono il video e lo accompagnano con un comunicato in cui sostengono di aver portato le prove che non c’è stata alcuna violenza, alcuna intimidazione, alcuna sopraffazione. No, la violenza non c’è stata ma, a termini di vocabolario, il tentativo di intimidazione c’è stato, e pure bello grosso. Presentarsi in molti, senza preavviso, facendo ressa, alzando i toni, usando espressioni assai poco riguardose, e chiedere (con l’aria minacciosa di chi pretende) un confronto in modi e circostanze decise da loro, e offendere, e togliere il disturbo pregando il professore di ringraziare gli studenti per la loro presenza, perché altrimenti non l’avrebbero finita lì, significa una cosa sola: cercare di incutere timore. Cercare di mettere soggezione. Non discutere: accusare. La prima condizione di un libero confronto è infatti che esso non si svolga sotto una simile pressione, per l’urgenza decisa da una parte soltanto; né si può essere chiamati a subirne le modalità – qui! ora! – per decisione presa univocamente da altri. Quando succede, non siamo più al confronto: siamo al processo popolare.

Paolo Macry è uno dei migliori intellettuali di questa città; e uno dei più liberi. Scrive quello che pensa, e pensa quello che dice. Non ragione per schemi precostituiti, non rinuncia ad argomentare i propri giudizi, non ritira la penna dal foglio per timore di questo o di quello. Il tentativo di intimidazione non poteva, dunque, riuscire. Ma anche se Macry avesse la metà della cultura e della lucidità d’analisi di cui dà prova nei suoi articoli, non per questo dovrebbe subire le aggressioni verbali di studenti incolleriti. E l’Ateneo, che ha come minimo un codice etico a cui riferirsi, non può passare sotto silenzio un episodio del genere. I ragazzi si meravigliano, nel comunicato, che ad esprimere solidarietà a Paolo Macry siano intervenuti autorevolissimi uomini politici, come il governatore Stefano Caldoro o Antonio Bassolino. Sembra così che si stupiscano del significato della parola autorità, di ciò che in democrazia l’autorità rappresenta e di ciò che ne comporta l’esercizio. Perché non può passare come normale amministrazione il prodursi di un simile corto circuito, per cui dalle colonne di un giornale si finisce dinanzi a un gruppo di studenti a rispondere nella forma di un interrogatorio. Gli interrogatori non si fanno dinanzi a tribunali improvvisati. E non si risponde a chi ti chiede di farlo seduta stante, sol perché lo pretende.

Infine, gli studenti rimproverano Macry di aver ingigantito la cosa. Evidentemente non ne hanno compreso le proporzioni. Forse, checché ne dicano, non hanno sufficiente consapevolezza del clima che c’è nel paese, del disagio e della sofferenza sociale. O, se ce l’hanno, non ne hanno abbastanza di quanto poco basti ad infiammare animi già abbastanza accesi. Un episodio è un episodio, poi forse ce ne sarà un altro, ma quello dopo ancora è facile, purtroppo, che sia un episodio di violenza, e questo non possiamo davvero permettercelo. Non noi, non loro, né nessun altro.

(Il Mattino – Napoli, 16 novembre 2014)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...