La politica fragile che Matteo scompiglia

Acquisizione a schermo intero 01122014 131237.bmpSe i passi di Matteo Renzi – gli spostamenti i viaggi le visite – si tirano dietro la coda di polemiche che anche la puntata a Napoli ha sollevato, una cosa allora è certa: tutti gli altri inseguono. Dopodiché si può ben capire l’aspra polemica del sindaco Luigi De Magistris, che Renzi anche in questa occasione non ha voluto incontrare: lui la mette sul piano del garbo istituzionale, del rispetto che è dovuto al primo cittadino della città, e fa pure bene, dal suo punto di vista. Quanto sia credibile il pulpito che De Magistris usa indifferentemente, quando è sindaco di strada e quando è uomo delle istituzioni, è tutta un’altra storia, ma almeno il sindaco di Napoli un argomento ce l’ha. Ma su quale piano la mettono gli esponenti del centrodestra napoletano, i Paolo Russo e gli Antonio Martusciello, che trovano modo di polemizzare con il Presidente del Consiglio per la sua visita agli stabilimenti di Gianni Lettieri? Parlano a nuora perché suocera intenda, evidentemente. Il che la dice lunga sullo stato dei rapporti interni a quell’area politica. Così, con l’apparenza di difendere Lettieri dall’«occhiuta rapina» di Renzi, che lo tirerebbe dalla sua parte, in realtà provano a regolare conti lanciando in modo obliquo il loro ostracismo nei confronti del leader dell’opposizione di centrodestra a Palazzo San Giacomo.

Il capo d’accusa, in ogni caso, non è istituzionale, ma tutto politico: Renzi mira a diluire i confini tra i due opposti schieramenti. E perché lo farebbe? Per costruire un’alternativa politica non più imperniata sulla distinzione politica fra centrodestra e centrosinistra, ma su una lista di uomini affidabili, autorevoli, competenti: il lato illuminato e civile della città.

Questa accusa regge, naturalmente, se regge la premessa. Se cioè il centrodestra e il centrosinistra in città stessero in piedi, e il premier giocasse a buttarli giù. Ma il fatto è che gli uni e gli altri in piedi non stanno, e Renzi non ha nessuna intenzione di offrire loro il braccio per tirarli su. Teme, casomai, di finirci impelagato dentro, e non ha nessuna voglia di farne le spese. Forse, essendo non solo il Presidente del Consiglio ma pure il segretario del partito democratico, qualche attenzione in più dovrebbe riservarla al suo partito. Ma a che punto sono, da quelle parti, visto che in questi stessi giorni il Pd campano dimostra per l’ennesima volta la propria inconcludenza rinviando le primarie per la scelta del candidato alle Regionali? Non certo a buon punto. C’è il rischio così che finisca come nel racconto di Achille Campanile, gli asparagi e l’immortalità dell’anima: alla fine si scopre che, nonostante ogni sforzo, non hanno nulla in comune. Ovviamente non è così, se e finché Renzi del Pd è il segretario: ma intanto, da Presidente del Consiglio, proprio non vuol dare l’impressione che l’andamento lento del Pd locale in qualche modo lo riguardi. Manda così il fido vicesegretario Guerini a trattare, e intanto lui se ne va da un’altra parte.

Dove crea perlomeno altrettanto scompiglio, viste le dichiarazioni imbarazzate, e la guerra intestina che in un’area politica ormai balcanizzata si scatena. Dove, diciamolo chiaramente, non sono le dinamiche politiche che Renzi manda all’aria con le sue scelte provocatorie, bensì piuttosto quelle personali, clientelari, notabilari. C’è un’evidente inversione del rapporto di causa ed effetto: a parte l’esempio imprenditoriale (impossibile pensare che si sia davvero trattato solo di quello), i riverberi politici della visita di Renzi all’Atitech di Lettieri sono effetto e non causa del collasso dell’estrema fragilità del quadro politico locale: Renzi non la determina, casomai ne prende atto.

Il rischio è però che l’Italia intera si avvicini ai prossimi, delicatissimi appuntamenti politici e istituzionali in condizioni assai simili, e che la confusione napoletana diventi una metafora di quella più grande che rischia di prodursi nel Parlamento italiano. C’è ancora, lì dentro, chiarezza di confini politici? La prova più difficile per la politica italiana è sempre stata l’elezione del Presidente della Repubblica: forse non dobbiamo aspettare molto per saperlo.

(Il Mattino, 1 dicembre 2014)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...