De Magistris e il tweet avvelenato

101004_twitter_laptop_reut_522_regularIl testo dell’ultimo tweet del sindaco di Napoli, già magistrato, è il seguente: «Renzi Premier, Alfano ministro interno, Cantone anticorruzione. Primi risultati: scandali expo Milano e Mose Venezia, mafia e corruzione a Roma!». Su Twitter – com’è noto – un pensiero deve stare in centoquaranta caratteri, spazi inclusi. Ma anche se a De Magistris fossero offerti centomila caratteri in più per meglio esprimere il suo pensiero, non sarebbe possibile raddrizzare, giustificare o argomentare in maniera appena sufficiente una simile opinione: in nessun senso, infatti, è possibile considerare gli scandali di questi giorni e delle passate settimane «risultati» del governo Renzi, del ministro dell’Interno o dell’attività di Raffaele Cantone a capo dell’Autorità anticorruzione. Non è che al tweet del sindaco manchi lo spazio per esplicitare i nessi fra le cose che dice: semplicemente i nessi non ci sono. Non ci sono sul piano logico, non sul piano cronologico, storico o politico. Però De Magistris twitta lo stesso e, a meno che non si sia trattato della mano malaccorta di uno stagista del suo staff, rivela in maniera definitiva in che modo intende interpretare il suo ruolo di primo cittadino: non come rappresentante della città e dei napoletani – di tutti i napoletani, come sarebbe suo dovere – ma come megafono potente per una battaglia politica radicale, antagonista, populista. Una battaglia, peraltro, che non ha alcun rapporto con i problemi della città, dai quali anzi distoglie l’attenzione, quando pretende di innescare polemiche infondate, e però fragorose, con parole che nemmeno l’osservatore più distratto, o più becero, potrebbe far proprie. E invece sono le parole di un sindaco, che con le autorità chiamate in causa nel suo twit dovrebbe intessere un dialogo, e innanzi alle quali dovrebbe portare il sentimento e la voce di una città intera, e a cui invece De Magistris ha deciso di contrapporsi duramente, secondo una strategia politica evidente, che strumentalizza e mortifica le istituzioni. E offende e umilia la città: ad onta infatti delle sguaiate dichiarazioni d’amore per Napoli e i napoletani, De Magistris li svergogna con atteggiamenti e pose ribellistiche e plebee, incompatibili con un senso anche minimo delle istituzioni, tenute però al comodo riparo di una fascia tricolore, agitata come una bandana solo per fare il vento necessario a «scassare». Scassare i rapporti con il governo, senza nulla riparare in città. Cosa scriverà allora, la prossima volta? Che tra i risultati del governo c’è da mettere in conto anche la morte di Loris, oppure un rigore negato al Napoli? A questo serve un sindaco: a spararla sempre più grossa, e a coltivare i più ciechi risentimenti? Cosa mette in gioco De Magistris, oltre al suo personale interesse politico? Quanti napoletani rappresenta – e quante intelligenze offende – quando dice che per colpa di Renzi, Alfano o Cantone c’è la mafia a Roma? Fino a quando De Magistris abuserà della sua carica?

(Il Mattino, 7 dicembre 2014)

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