Se i magistrati si fanno pubblicità

Acquisizione a schermo intero 12122014 181429.bmpL’Associazione nazionale magistrati ha acquistato una pagina sul principale quotidiano italiano per farsi un po’ di pubblicità. L’affermazione suona strana: siamo abituati alle pubblicità di automobili, di merendine o di capi di abbigliamento, e invece stavolta si tratta di illustrare all’opinione pubblica il prodigioso, infaticabile lavoro dei magistrati italiani. Ed il numero di processi conclusi in questi anni, numero che pone la giustizia italiana – per chi non lo sapesse – ai primissimi posti in Europa per efficienza di risultati. In maniera niente affatto incidentale, la pagina pubblicitaria spiega poi che se sembra esattamente il contrario, che cioè ben poco funzioni – basta pensare agli arretrati, ai tempi dei processi, alla popolazione carceraria – bene: è per colpa di tutti meno che dei magistrati. Ma, detta così, è un eufemismo. Quel che la pubblicità dell’Anm fa capire è che la responsabilità precisa è delle cattive leggi del Parlamento italiano. E, manco a dirlo, dei partiti politici. Loro, i buoni, non c’entrano per nulla.

Nella pagina pubblicitaria, l’Anm dipinge così il Parlamento italiano come una controparte. Fa come se i diversi poteri dello Stato fossero ormai o dovessero essere agli occhi dell’opinione pubblica presentati come contrapposti l’uno all’altro. Ebbene, non è questo il peggior alimento dell’antipolitica? E non è l’antipolitica la «patologia eversiva» denunciata con grande coraggio dal Presidente Napolitano? In un momento in cui tutto il Paese si indigna per la corruzione della politica romana, il Presidente della Repubblica, senza attenuare di un grammo il giudizio sul degrado dello spirito pubblico, senza rinunciare ad una sola critica anche severa delle responsabilità della politica, ha trovato il modo e le parole per segnalare che questo paese però non si riprende se si assecondano i peggiori umori qualunquisti, se si fa di tutta l’erba un fascio, se si misconosce il valore politico e costituzionale della rappresentanza, e se infine, ci si chiama fuori, come se la politica, tutta la politica, fosse quella di «lorsignori», fatta sempre alle spalle della povera gente.

Questa retorica qualunquista, falsa storicamente e moralmente, lo è ancora di più, lo è anzi in maniera intollerabile quando viene fatto proprio da un pezzo della classe dirigente del Paese, da quelli che una volta si dicevano servitori dello Stato. E che oggi invece sembrano preoccupati meno dell’esercizio delle loro funzioni che della ricerca del consenso al di fuori delle aule dei tribunali. Come se la supplenza esercitata ormai per decenni dalla magistratura associata, a cause delle inadempienze della politica, non dovesse finire mai. Vi è sicuramente un fortissimo riflesso corporativo nella presa di posizione dell’Anm; ma vi è anche, e non meno, la preoccupazione per un ruolo che non si vuole dismettere: lo stesso che spinse i magistrati di Mani Pulite a tenere una conferenza stampa per fermare un decreto legge, vent’anni fa, e che oggi, con spirito molto meno rivoluzionario e molto più di corpo, spinge l’Anm ad acquistare paginate sui giornali. Sono cambiati tempi e luoghi e circostanze, ma la volontà del sindacato dei magistrati di pesare sulla vita pubblica del paese non è affatto venuta meno. Si è solo fatta di gran lunga meno comprensibile, e forse, proprio per ciò, più stupidamente arcigna.

La «rappresentazione distruttiva della politica» di cui ha parlato Napolitano finisce così con l’essere alimentata dalla scoperta di vaste sacche di corruzione non più di quanto lo sia dall’atteggiamenti della magistratura organizzata. Che senza alcuno spirito autocritico, e senza più sentire il bisogno di riconoscersi nel lavoro delle istituzioni democratiche, risolve tutti i mali della giustizia nelle cattive leggi, a cui evidentemente si contrappongono, uniche e sole, le specchiate virtù professionali di giudici e pm.

Nella sua pubblicità-manifesto, l’Anm scrive infine che chiede «vere riforme». Peccato però non dica perché, tanto per cercare l’esempio là dove il dente duole, ridurre le ferie ai magistrati impedirebbe al Parlamento di fare vere riforme. Peccato però non spieghi, più in generale, quale parte delle misure che secondo l’Anm ci vorrebbero per far funzionare la giustizia sarebbe impedita e non verrebbe attuata a causa della sacrosanta volontà del governo di dare effettività alla responsabilità civile dei giudici. La spiegazione non c’è, perché la risposta è: nessuna. Ed è veramente triste, anzi indecente, che nel momento attuale, approfittando dello sconcerto dell’opinione pubblica per i fatti di Roma, si provino a raccogliere i peggiori umori del paese per alimentare una campagna denigratoria nei confronti del Parlamento e della classe politica, incuranti delle conseguenze sulla tenuta complessiva delle istituzioni, al solo fine di tutelare interessi di bottega. Perché di questo purtroppo si tratta, nella pagina dell’Associazione nazionale magistrati sul primo quotidiano italiano.

(Il Mattino, 12 dicembre 2014)

 

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