Cinque Stelle caos: altri tre in fuga

14Il Movimento Cinque Stelle perde ancora pezzi: altri tre parlamentari se ne vanno. Il gruppo al Senato si è quasi dimezzato: come mai? La risposta dei grillini finora è sempre stata, più o meno: non erano abbastanza puri. Che si tratti di rendicontazioni e scontrini, o delle regole sulla rappresentanza del Movimento, o delle prescrizioni sulle apparizioni televisive, in un modo o nell’altro espulsioni ed abbandoni sono stati sempre presentati come una sorta di prolasso del muscolo politico del Movimento. Qualcuno non ce la fa: i più deboli, i meno temprati si imborghesiscono, si accomodano sulle poltrone del Parlamento e mollano la dura disciplina del cittadino pentastellato. Da cittadini diventano parlamentari: cioè casta.

La contraddizione, però, è tutta qui: si può essere parlamentari del Movimento senza appartenere ipso facto alla casta? Si può entrare nel tempio della mediazione politica, qual è appunto il Transatlantico, e predicare la democrazia diretta, il sondaggio online, la moltitudine dei «mi piace»? È possibile impegnarsi nel gioco degli emendamenti, delle interrogazioni, degli ordini del giorno e delle proposte di legge, e al contempo negare dignità teorica e efficacia pratica alla libertà di mandato del deputato o del senatore? È possibile reggere i tempi lunghi dell’attività parlamentare, mentre fuori il megafono Beppe Grillo e i suoi commentatori in rete continuano a furoreggiare chiedendo tutto e subito? Si può stare in Parlamento con gli abiti del populismo e dell’antipolitica indosso? L’unico terreno su cui la modalità politica sperimentata dai grillini ha dato prove accettabili (fatti salvi i misteri della gestione privatistica della piattaforma online) è quello legato ai nomi: si sottopongono un po’ di personalità alla rete, e si fa il sondaggio: eleggiamo questo o quell’altro? Si addita un deputato e si chiede: lo espelliamo oppure no? Per tutto il resto non funziona. E così anche ai cittadini grillini tocca tutta la fatica che solo il professionalismo politico consente di sopportare. Ma siamo di nuovo alla contraddizione di cui sopra: per il grillino autentico, il professionismo della politica va esorcizzato, estirpato, debellato.

Così ieri ci sono state nuove defezioni. Non dal Movimento ma dal Parlamento: cioè dalla politica così come si fa nei regimi rappresentativi moderni. E questa è materia per la scienza politica: Bernard Manin ha spiegato in un libro importante come democrazia e governo rappresentativo non coincidano affatto punto per punto, e che il declino di quest’ultima non è detto comporti l’appassimento di quella. Pierre Rosanvallon ha recensito tutti gli istituti di quella che ha chiamato «contro-democrazia»: le forme cioè di vigilanza e di critica che la sfiducia nei confronti della democrazia rappresentativa attiva fra i cittadini e nell’opinione pubblica. Di sicuro le sorti della democrazia sono oggi in discussione. Ma resta particolarmente difficile stare su questo ribollente versante teorico e pratico, e al contempo assolvere da deputato o da senatore la tradizionale funzione rappresentativa. Il Parlamento, la scatola di tonno di cui parlava Grillo, non si è affatto aperta, e i grillini ci sono finiti dentro.

Non è un caso che, per governare un gruppo parlamentare sottoposto a sempre maggiori tensioni, Grillo s’è dovuto inventare il Direttorio, contravvenendo al sacro principio dell’«uno vale uno». Col direttorio, ce ne sono cinque di loro che valgono un po’ più di uno (ma sempre meno di Grillo, che vale più di tutti, se non altro perché titolare dei diritti d’uso del nome e del simbolo). Con il direttorio, qualcuno potrebbe dire che la scienza dell’organizzazione si prende la sua rivincita. E quelli che ancora facevano mostra di credere che tutto nel movimento è orizzontale scoprono per la prima volta che anche fra di loro qualcuno sta più in alto e qualcuno più in basso (e Grillo più in alto di tutti).

Così fioccano le dimissioni. Ma non farebbero tanto rumore se  non si accompagnassero a un altro impasse, che riguarda la linea politica: dove va il movimento? Chi vota Grillo quali interessi difende, cosa manifesta o cosa esprime, a parte il disprezzo per la restante parte dell’universo politico? Nessuno lo sa. Nemmeno la battaglia contro l’Euro riesce a prendere un connotato diverso dall’esigenza di «fare pulizia». Così, non sapendo fare altro,  i parlamentari grillini passano il tempo a fare pulizia al loro interno. E fioccano le espulsioni, e una logorrea regolamentare infinita, in grado forse di inaugurare una nuova dimensione dello spirito: l’onanismo politico.

(Il Mattino, 23 dicembre 2014)

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