Dopo anni di anatemi i primi cambiamenti

change-architect-sign1«La giustizia ha bisogno di un profondo e organico processo innovatore»: lo ha detto  Giorgio Napolitano pochi giorni fa, in occasione dell’Assemblea plenaria del Csm, e qualunque giudizio sull’operato del governo in materia va commisurato a queste parole: a che punto è il processo innovatore? Quanto profondo e organico? In breve: ancora lontano dal traguardo, e un po’ meno organico di quanto si pensasse inizialmente. Certo, il giudizio sul governo Renzi e sul suo Guardasigilli Orlando è positivo, perché qualcosa ha cominciato a muoversi, dopo anni di aspre contrapposizioni dominate non da giudizi di merito sullo stato della giustizia, ma dagli anatemi del berlusconismo (pro o contro). Dire però che è in dirittura d’arrivo la riforma, e che essa ha già inciso sui punti essenziali, è dire troppo. Il governo ha portato a casa l’introduzione del reato di autoriciclaggio, ha in cantiere interventi in materia di corruzione, sta completando la ridefinizione della geografia giudiziaria e operando per una riduzione dei carichi giudiziari pendenti (soprattutto in materia civile). Sebbene il fenomeno del sovraffollamento carcerario rimanga grave e sebbene la riforma della custodia cautelare continui a galleggiare in Parlamento, una nuova sensibilità e qualche misura normativa ci sono. Ma la riforma della giustizia di cui ha bisogno il Paese è un’altra cosa. E riguarda il riequilibrio dei rapporti fra le parti del processo, la riduzione (non l’estensione) degli spazi di eccezionalità nell’ordinamento vigente, una disciplina seria ed effettiva della responsabilità civile dei giudici, la modifica delle elezioni del Csm per tentare di porre un argine al correntismo dei magistrati. E naturalmente maggiore celerità dei processi. La magistratura associata è attestata su una posizione di ferma contrarietà all’insieme delle misure avviate dal governo: non però per colpa di queste misure, quanto della volontà più volte dichiarata dal premier di ridurre i giorni di ferie dei magistrati. Il che la dice lunga sulle difficoltà che attendono il governo (e sul corporativismo miope dell’Anm).

(Il Mattino, 27 dicembre 2014)

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