Un mini-partito costruito in famiglia

Acquisizione a schermo intero 09012015 125750.bmpNel dare notizia dell’ennesimo avvicendamento a Palazzo di Città, il sindaco di Napoli lo ha detto in modo chiaro: «noi non poniamo limiti alla Provvidenza». Il che vuol dire – se non interpretiamo male –  che di qui alla fine del mandato altri giri di valzer sono possibili. La mano della Provvidenza si sentirà ancora. Ci sono infatti due tipi di allenatori: quelli che giocano tutto il campionato con la stessa squadra, e quelli che invece insistono con il turn over. Luigi De Magistris appartiene alla seconda categoria: vuole la panchina lunga. Molto lunga. Il mercato di gennaio, del resto, non è affatto chiuso: proprio ieri l’Inter ha acquistato dal Bayern Shaqiri, mentre il nuovo acquisto in giunta, con delega allo sport (e al decoro urbano, e alle aree degradate), è Ciro Borriello, di Sel.

Ma, proprio come gli allenatori più moderni, De Magistris non sostituisce solo gli uomini: cambia anche il modulo. Così, mentre un anno fa spiegava alla città che c’era assolutamente bisogno di un assessore all’Immagine – e per questo nominava Monia Aliberti: per reagire agli affronti nordisti – adesso, non avendo evidentemente sentito il volgare commento di Matteo Salvini alla scomparsa di Pino Daniele, ha deciso che dalla Padania affronti non ne vengono più, l’immagine è stata risanata e quello che ci vuole è un assessore con tutt’altre deleghe. Così la Aliberti si accomoda in panchina e Borriello si gioca gli ultimi scampoli della partita di Palazzo San Giacomo.

Il nuovo modulo prevede un altro, importante spostamento. Il fratello minore interrompe la collaborazione a titolo gratuito con il comune di Napoli, per dedicarsi al lancio della nuova associazione politico-culturale fondata insieme al maggiore: Dema. Il nome è ben trovato: con un orecchio si sente il richiamo al demos, cioè al popolo, con l’altro si sente invece il timbro del cognome di famiglia, De Magistris. Peccato, però: se Claudio De Magistris, esperto di comunicazione, avesse voluto enfatizzare la proiezione online del movimento politico e strizzare un occhio ai grillini, avrebbe potuto anche chiamarlo e-Dema: così l’orecchio dei napoletani avrebbe potuto sentire anche l’ammaccatura che il colpo deciso dai due fratelli rischia di infliggere alla città.

Roma ha avuto Romolo e Remo, Napoli ha in sorte Luigi e Claudio. Solo che i primi due, com’è noto,  non andavano affatto d’accordo, mentre Luigi e Claudio procedono di conserva. Claudio è stato infatti determinante nel successo elettorale di Luigi: e ora che si tratta di rilanciare la prospettiva politica arancione, è ancora al fratello minore che il sindaco si rivolge, conferendogli un incarico politico di assoluto rilievo. Quello che non è mai riuscito a Berlusconi coi figli, che a quanto pare non ne han voluto sapere, né a Bossi Umberto con il Trota, il Bossi Renzo, che non si è rivelato all’altezza, e neppure ad Antonio Di Pietro col figlio, nel partito dal quale De Magistris non a caso proviene, cioè l’Italia dei Valori, riesce invece ai De Magistris: di farsi in casa il partitino, senza passare per complicate procedure democratiche ma per nomina, su una fiducia che l’intima parentela consente di considerare ben fondata. Pazienza se la prima preoccupazione del Sindaco era stata, nei mesi scorsi, l’immagine della città. Aveva spiegato che per promuoverla c’era bisogno dei grandi eventi e della irrimpiazzabile competenza del fratello, stimato professionista del settore; ma quello che conta adesso, nell’anno pre-elettorale, è impiegare la professionalità di Claudio non al servizio della città, ma alla cura dell’immagine e dell’iniziativa politica un po’ sbiadita di Luigi.

Sic transit non la gloria del mondo, ma l’ora x della rivoluzione. Di qualunque colore essa sia. Dopo qualche anno di stentata azione amministrativa, ci si trova alle prese con le questioni di famiglia e coi valzer delle poltrone. L’alleanza politica passa per il più tradizionale degli ingressi in giunta, e l’ingresso in giunta per la più classica delle defenestrazioni. La fondazione di un movimento politico è gettata in base a rapporti di fedeltà, e la fedeltà è cercata nei legami familiari. Altro che modernità, altro che moduli e schemi nuovi! De Avvicinandosi alle elezioni, Magistris parlerà ancora tanto, anzi sempre più, di popolo; ma, al dunque, la rappresentanza del demos l’ha chimata Dema: di qui, dal cognome suo e di Claudio, non si scappa.

(Il Mattino, 9 gennaio 2015)

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