Caos Pd, la somma di tante debolezze

Acquisizione a schermo intero 25022015 110434.bmp«Lacrime, grida, e pianti, urla, terrori/ Spargeranno sangue, carestia, nulla sarà risparmiato»: la grande profezia di Nostradamus non si riferiva certo al partito democratico campano, e certo esagera un po’ nei toni, ma effettivamente nulla o quasi viene risparmiato all’elettore, al simpatizzante o all’iscritto del Pd che, avendo preso diligentemente nota della data di convocazione delle primarie, ha pensato non una, non due, non tre ma quattro volte di potersi recare al seggio per scegliere il candidato governatore del centrosinistra. Domenica prossima sarà la volta buona? Pare proprio di sì, anche se la giornata di ieri è stata un’altra di quelle giornate convulse in cui è circolato di tutto e di più, ivi compresa la pubblicazione, da parte di uno dei candidati alle primarie, il socialista Marco Di Lello, di un elenco di nomi della direzione regionale del partito, in calce ad una richiesta di annullamento delle primarie. Nel frattempo si rincorrevano le voci, le smentite, i veleni, le precisazioni, come se la prima cosa che dovesse preoccupare il centrosinistra non fosse il buon andamento della campagna elettorale e, poi, delle operazioni di voto, ma tutto il resto, tutto quello che cioè appassiona chi le primarie le vuole e chi invece no; chi pubblica allarmato liste di nomi e chi propala notizie false e tendenziose; chi telefona a Roma speranzoso e chi telefona a Roma parecchio incazzato. Insomma: una Babele. E la somma confusa e incomprensibile di troppe debolezze.

C’è anzitutto la debolezza della dirigenza piddina locale, che non è stata in grado di assicurare, nemmeno nell’ultima settimana prima del voto, un minimo di certezza sulla strada intrapresa. C’è poi la debolezza del partito preso nel suo insieme, privo com’è di un vero collante che impedisca di rimettere in discussione ad ogni passo le decisioni adottate.   Una regola, qualunque regola, può essere infatti seguita solo se non è minacciata continuamente di essere revocata in dubbio. Solo se è condivisa: accettata, dice il filosofo, dentro una comune forma di vita. Nel Pd campano, complice una statuto cervellotico fatto apposta per rimettere ogni volta tutto in discussione, questa condivisione minima sulle regole non c’è. C’è infine la debolezza dei candidati. Che sono di due tipi. Ci sono quelli che vorrebbero ma non possono, che cioè hanno cercato fino all’ultimo sponde romane per far saltare il banco delle primarie; e quelli che possono, e vogliono pure, e però non sono voluti (o benvoluti) dalla nouvelle vague del partito. E cioè De Luca e Cozzolino, volta a volta dipinti come orchi, come draghi sputa-fuoco o divora-tessere, ma che, a conti fatti, rimangono gli unici capaci di sottoporsi senza sotterfugi, subordinate o vie di fuga alla prova del voto.

Che a questo punto si terrà, non può non tenersi. L’elenco dei nomi era una patacca, oppure è scomparso. O forse ha perso pezzi per strada. Ma è chiaro che ogni ulteriore rinvio, ogni ipotesi di annullamento giungerebbe a questo punto fuori tempo massimo. Va da sé, uno vorrebbe aggiungere, se davvero qualcosa nel Pd andasse da sé, e non fosse necessario ad ogni passo farcela andare. Sta il fatto che la finestra elettorale regionale si è aperta nel peggiore dei modi. Forse si chiuderà in un modo migliore: forse i numeri della partecipazione ci faranno ricredere, e tutto filerà liscio senza brogli e contestazioni. Di sicuro però il Pd non ci ha fatto finora una gran figura.

E in verità forse non ce la facciamo neanche noi, non ce la fa neanche il mondo «là fuori», cioè tutti quelli che da questa vicenda non si sentono minimamente coinvolti e che perciò guardano molto distrattamente o finanche ignorano le convulsioni del partito democratico. Non lo dico perché, invece, lo spettacolo sarebbe appassionante, ma perché solo là dove  vi fosse una società civile forte, vigile, robusta simili comportamenti si rivelerebbero  davvero controproducenti per chi li adotta – in termini di reputazione, di immagine, di credibilità, di voto. Certo, uno poi volge lo sguardo dall’altra parte, e si ritrova la storia del complotto intestino contro Caldoro, e veleni sparsi a piene mani anche nel centrodestra, e allora gli tornano per forza in mente le centurie di Nostradamus, e insomma di strada da fare di qui al voto, e dal voto ad un futuro meno fosco per la crescita economica, sociale e civile della nostra terra, è ancora tanta.

(Il Mattino, 25 febbraio 2015)

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