La dotta politica (e le lenticchie) secondo De Mita

matassa

Tema: «Il candidato spieghi le ragioni politiche dell’accordo che Ciriaco De Mita ha stretto con Vincenzo De Luca, in vista delle regionali». E aggiungiamo, le spieghi bene, perché si tratta di far capire com’è possibile che l’Udc (= Unione di Ciriaco) sia stata alleata con Caldoro e il centrodestra fino al 30 aprile, per sostenere a partire dal giorno successivo De Luca e il centrosinistra. Così come va spiegato il significato della bella parola, «continuum», che l’immarcescibile leader democristiano impiega – «senza vanità», sia chiaro – per illustrare la sua posizione: cinque anni al governo con Bassolino di là, cinque anni al governo con Caldoro di qua, e cinque anni ora li vuol fare al governo con De Luca, di nuovo di là. Un bel continuum, non c’è che dire. Un continuum e un paio di capriole.

Ebbene, è probabile che se affidassimo lo svolgimento del tema al primo che passa, questi tirerebbe in ballo la figlia di De Mita, Antonia: ci vuol molto a capire che genere di trattativa ha avviato il leader di Nusco? Se invece il tema venisse svolto dalla penna più sottile di un osservatore attento, probabilmente si soffermerebbe sull’intricata vicenda delle candidature. Il ribaltone di De Mita – pardon: il continuum – si è compiuto infatti in una notte, nella notte che precede la presentazione delle liste; e di cosa si parla, secondo voi, nella notte di Valpurga, quando le streghe danzano, gli spettri si liberano, forze occulte celebrano il sabba infernale e il sindaco di Nusco avvia un suo ragionamento? Di nomi e liste, evidentemente, e del fatto che De Mita non voleva tra i piedi candidature ingombranti, di spessore, che rischiassero di finire davanti ai suoi uomini. E siccome non ha avuto da Caldoro le necessarie rassicurazioni, ha preferito prendere barcacca e burattini (e simbolo), e andarsene dall’altra parte. Dove De Luca, che non va certo per il sottile, l’ha accolto a braccio aperte, annuendo soddisfatto.

Ma ammettiamolo: un simile svolgimento non sarebbe all’altezza del personaggio, di un uomo che ha fatto la storia d’Italia. Che è stato segretario del più grande partito italiano. Che è stato Presidente del Consiglio negli anni Ottanta. E infatti De Mita non l’ha presa né per un verso né per l’altro: non ha motivato il salto della quaglia né con la diligenza di un buon padre verso la povera figliola, né con l’esigenza di difendere i suoi uomini e le sue clientele. L’ha presa invece da lontano: da molto lontano. Da De Gasperi e dal governo quadripartito. Sono sicuro che solo dolorosissime esigenze di sintesi abbiano impedito a De Mita di srotolare tutto il filo della storia che porta dal governo quadripartito di De Gasperi, nell’anno del Signore 1948, giù giù fino all’alleanza per il «governo possibile» con l’ex Sindaco di Salerno. De Luca, a suo tempo, questa storia l’aveva riassunta ancora più rapidamente, così: di De Mita «non se ne può più»! E invece adesso si può, eccome se si può.

Certo che l’intervista rilasciata da De Mita al Corriere del Mezzogiorno è veramente esemplare: c’è per esempio questa vecchia storia della destra e della sinistra. Si capisce che uno vorrebbe sapere come diavolo si faccia, a parte il continuum, a passare disinvoltamente da una parte all’altra dello schieramento politico, senza mai mollare la presa del governo. E De Mita, che pure è stato democristiano per una vita, ci mette un attimo a dare per finita la storia politico-culturale del popolarismo e della Dc: destra e sinistra non esistono, dice secco. La fine delle ideologie dura però un paio di domande, non di più. Poi De Mita sentenzia: «Quando sento dire che il centrosinistra è il Pd non mi trovo. Ci deve essere il centro e la sinistra. Voglio recuperare la grande storia del popolarismo». De Mita, poverino, non si trova, ma francamente nemmeno noi ci troviamo nello gnommero in cui De Mita arrotola le risposte e pure la giornalista, che in quel groviglio finisce per perdersi.

Cos’è lo gnommero? Lo dice Gadda: «Un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti». De Mita fa così: tira tutti in quel punto di depressione, e si inventa una molteplicità di causali di lunghissimo periodo, nella più sofistica delle maniere. Cita Lauro, cita i comunisti, scomoda le grandi categorie, il governo dei processi, la politica che è «pensiero per capire l’esistente e invenzione per percepire il problema che si crea» (certo, certo), butta lì persino che «il potere è amore» (come no!), ma non dice una parola che è una sulla Campania, né soprattutto sull’operazione di bassissima lega che lo ha portato nel centrosinistra di De Luca per l’ennesimo piatto di lenticchie. Però, aggiunge, «siamo alla vigilia di eventi incomprensibili»: forse crede davvero che in mezzo a tanto fumo nessuno possa capire quel che sta capitando. E invece no: siamo davanti a un evento sin troppo comprensibile.

(Il Mattino,  4 maggio 2015)

4 risposte a “La dotta politica (e le lenticchie) secondo De Mita

  1. E’ la prima volta che concordo al 110%.
    Vedo con gioia che le mie preghiere che pian piano fanno effetto.
    Denunciare sempre, banchettare…solo al mio matrimonio!😉
    Certo che bisogna proprio avere un pesante delirio di onnipotenza per illudersi che la gente creda a queste falsità.
    de mita , de luca e c. siete proprio Ymarci , fin dentro al cuore (poi vi spiego cosa significhi Yotta..), ma mi chiedo:
    un giorno, ed uno solo, della vostra vita, riuscirete ad amministrare/decidere/pensare per il bene comune?
    God bless you professor, e te ne serve:
    questi sono mafiosi, ed i mafiosi non vanno mai in pensione.

  2. azioneparallela

    Noto un principio di ubriachezza in tuocugino

  3. Illustre professore, Le chiarisco che quel poco di vin santo intinto nell’ostia ( o meglio sangue ,acqua e corpo di Cristo),anche se assunto ogni giorno, non può creare ubriachezza, ma solo sapienza; questo ovviamente se ricevuto da animo predisposto ( e non per il limite della potenza di Dio, ma sempre per rispetto della libertà umana..).
    Mi spiace aver usato un nickname che potrebbe far supporre una Sua eventuale parentela tra la mia modesta persona, danneggiando magari i suoi cugini: ma io mi sento fratello, figlio,padre…ed anche cugino di tutti !!!
    Sono un semplice suo ex studente, oggi missionario (che danni ha fatto!), fermo estimatore (si, io non sono intelligente come gli altri e non cambio di continuum!) della Sua estrema intelligenza e cultura (connubio che fa esplodere positivamente la Sua logica;-), dei suoi libri, ed a volte dei suoi articoli…quelli appunto illuminati dal S. Spirito.

  4. azioneparallela

    Così pare andar meglio, sebbene l’abbonante punteggiatura lasci pensare che la salute non sia ancora del tutto ristabilita (ma cosa non ti fanno i moderatori)

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