De Luca, Crozza e il nuovo stile

Immagine2Sarebbe un peccato se, per colpa di Crozza, il neo Presidente rinunciasse ad affibbiare a questo o a quello il più efficace dei suoi epiteti, quello di «personaggetto». Eppure ieri De Luca, sentito sull’imitazione del comico genovese (che peraltro ha detto di apprezzare assai), ha ventilato la tristissima eventualità. Sarebbe una vera iattura. Dallo «sterminatore di congiuntivi» (Luigi Cesaro) in poi, passando per l’insulto a Gasparri («strana mescolanza tra uomo e pinguino»), per l’epopea dei cafoni e per altre, non meno celebri espressioni , la raccolta dei memorabilia di De Luca potrebbe rapidamente superare quella di Senofonte, se solo lo si lasciasse parlare come sa e può.

Quanto a lasciarlo lavorare, a Palazzo Santa Lucia, non è ancora detto, benché a sollevare dubbi sul nodo della legge Severino e sulla sua applicazione si finisce diritti al «circo equestre»: così l’ex sindaco di Salerno qualifica i dibattiti inutili e le «palle» che fanno perder tempo. Quindi niente: non avendo particolari doti circensi, preferiamo aver fiducia che tutto si risolverà per il meglio e De Luca si insedierà regolarmente, in modo che la funzionalità dell’istituzione non verrà compromessa dalla successiva, eventuale sospensione. Ma il punto è se, per colpa di un’imitazione, per quanto riuscita, De Luca rinuncerà davvero a riconoscere la patente di «personaggetto» a chi se la merita: sarebbe come togliere la clava ad Ercole, o il poncho a Garibaldi.

E se non fosse per colpa di Crozza, ma per il nuovo stile istituzionale che De Luca vorrà magari imporsi, più consono al nuovo ruolo? Se istituzionale è sinonimo di formale, pacato, prudente, se soprattutto equivale a bolli e controbolli, firme e controfirme, pareri e contropareri, beh: si può andar certi che non succederà. A condizione, va da sé, che De Luca rimanga quello che in campagna elettorale ha promosso la più radicale sburocratizzazione che l’Occidente ricordi dai tempi dell’Impero romano d’Oriente.

Del resto, con gli avversari politici De Luca continua a dare il meglio di sé: ai Cinquestelle che annunciano ostinati battaglie a colpi di carte bollate, ieri ha replicato così (e bisogna ammettere che una battuta simile nemmeno il miglior Crozza):  «Ci sono i grillini, specializzati nel presentare ricorsi. Metteremo sulla loro lapide: ‘Presentarono mille ricorsi’, è l’unica attività politica che fanno».

Ironia o piuttosto arroganza? A volte prevale l’una, a volte prevale l’altra. A volte l’ironia permette di scusare l’arroganza, altre volte il tratto ironico è il pretesto per far sentire la mano pesante al malcapitato di turno. O alla malcapitata: come è accaduto nel confronto televisivo fra i candidati, prima del voto, quando De Luca a domanda ha replicato: «La gentile signorina non ha bisogno di una risposta politica e programmatica ma ha bisogno di affetto». Poi ha mostrato la mano ingessata e aggiunto: «Sinceramente per come sto combinato non credo di poterle dare assistenza». E meno male, si dovrebbe dire.

Il fatto è che non è sempre facile trovare la misura. Crozza può esagerare, perché la sua è una caricatura. De Luca deve evitare di diventare la caricatura di se stesso: un compagno di merende di Razzi, o di Flavio Briatore, per rimanere nella variopinta fauna dei personaggi imitati da Crozza.

Ma a muovere una simile obiezione si fa la figura degli schizzinosi. E non è proprio il caso. D’altronde, De Luca non è certo stato eletto nonostante le sue uscite sui frullini amorosi e gli imbrattatori di muri, ma anzi proprio grazie a quelle trovate (e però, si spera, non solo a quelle). Quindi non vi rinuncerà, Crozza o non Crozza.

Che poi, a pensarci, certe risposte hanno almeno un pregio: costringono a formulare domande migliori. Al giornalista che chiede se la giunta sarà formata per metà da uomini e per metà da donne, ieri De Luca ha risposto: «C’era il centauro, metà cavallo e metà uomo. Diciamo che faremo uno sforzo per una bella rappresentanza femminile». È un po’ come con gli allenatori sentiti a fine partita, di fronte al rischio di cadere nella fiera delle banalità. De Luca, quando può, si sottrae, ci mette una nota di colore, un tratto del carattere, una smorfia del viso, e dice qualcosa che almeno rimane impressa.

E il punto è proprio qui: per divertire, diverte. Per funzionare, funziona. Ma funziona per far cosa? Sta al neoeletto presidente della regione Campania dimostrare d’ora innanzi che questo stile serve anche a fare le cose, in regione: togliere le ecoballe, bonificare la terra dei fuochi, sistemare i trasporti, spendere di più e meglio i fondi europei. Perché queste non sono «palle». Non sono nemmeno «ricorsi», d’accordo: ma quel che è certo è che non se ne vanno con una battuta di spirito.

(Il Mattino – ed. Napoli, 6 giugno 2015)

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