Politica e giustizia sul ring

Sospesi [particolare 1]-installazioneIl nodo non è ancora sciolto, e non è detto che lo sarà facilmente nei prossimi giorni. L’assenza di Vincenzo De Luca, ieri, e il mancato insediamento come Presidente della regione crea un intervallo fra la fine della giunta Caldoro e l’inizio del nuovo corso deluchiano che la legge si sforza invece di chiudere, per assicurare piena continuità amministrativa all’ente regionale. Questa volta la cosa è molto meno chiara che in passato.

Non è, naturalmente, solo questione di bon ton, di mancate strette di mano o di cordialità nello scambio delle consegne: è, invece, la contraddizione contenuta in un esito che dopo l’elezione, per effetto della legge Severino, non consente di fare anche il passo successivo della proclamazione: compierlo avrebbe evidentemente esposto gli atti conseguenti al pericolo di nullità. E invece De Luca deve arrivare alla seduta della prima Assemblea regionale e alla nomina della nuova giunta (e del vice-Presidente) senza essere colpito dalla legge, e prima che scatti la sospensione, il cui iter, peraltro, con la prima trasmissione di carte verso Roma, è già partito.

Non si può dire che di tutto questo groviglio giuridico il cittadino non deve darsene pensiero: non solo perché il caso è ancora aperto, ma perché il primo significato della democrazia sta nel portare innanzi all’elettorato, e non certo nel tenere riservate, forme e ragioni e fondamenti di legittimità delle decisioni di governo.

Non è, insomma, andato in scena un bello spettacolo. Non lo è mai, quando si è costretti a ricorrere a qualche escamotage, per non strappare la tela del diritto, e conseguire comunque un certo risultato politico. De Luca, d’altra parte, lo sa perfettamente: lui più di qualunque altro dirigente democrat, che alla forza elettorale dell’ex sindaco di Salerno ha dovuto piegarsi. De Luca sa anche, con altrettanta certezza, che l’incubo di una sedia su cui non riuscire a sedersi potrebbe ossessionarlo ancora a lungo, e sa infine che ciò non sarebbe privo di conseguenze per l’istituzione regionale. Sull’altro piatto della bilancia sta però il voto democratico. E sta anche, non dimentichiamolo, il principio costituzionale della presunzione di innocenza. Si tratta di architravi fondamentali di un ordinamento liberal-democratico: insieme, certo, al principio di legalità, che la vicenda De Luca sta invece sottoponendo a più di una tensione. Se di un tal principio vi è pieno rispetto, nelle mosse fin qui compiute, lo si capirà meglio nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, perché la battaglia di istanze e contro-istanze, diffide ed esposti è, con tutta probabilità, appena cominciata.

Resta però il nodo. Aggrovigliato ancor di più dall’incertezza che grava anche sul Sindaco di Napoli, che potrebbe essere nuovamente sospeso e che non ha ancora nominato un nuovo vice, dopo le dimissioni di Sodano. Se a ciò aggiungiamo che anche a Salerno, dopo la decadenza di De Luca, non siede sullo scranno più alto un sindaco eletto direttamente dai cittadini, come la legge prevede, abbiamo un quadro allarmante dello stato dei poteri democratici, in Campania.

Tutto ciò sta sotto il tema del rapporto fra politica e giustizia, che non ha evidentemente trovato ancora un equilibrio accettabile. Le ragioni sono storiche, vengono da lontano, vanno ben oltre i casi individuali, ma sta di fatto che è così: quell’equilibrio non c’è. La lite rimane aperta. Ed espone tutto il campo della politica a continue, forti sollecitazioni. Un tempo si poteva pensare, con lucido quanto disincantato realismo, che la legge dello Stato nascesse da ciò, che non potendosi fare che il giusto fosse forte, si doveva finire con il fare in modo che il forte fosse giusto: così si taglia la testa al toro e la si smette con le contestazioni. Ma lo Stato di diritto moderno è il tentativo di allargare gli spazi in ci è invece la forza a piegarsi alla giustizia, e non viceversa. Dopodiché però rimane il problema di chi dichiari la giustizia tale: la forza, infatti, è abbastanza perentoria dal dichiararsi da sé. È stata allora trovata un’altra soluzione: rimettere in ultima analisi la forza nelle mani di tutti, cioè del popolo, che la esprime tramite il consenso. E questa è la democrazia. Con la quale certo non si cancellano i tribunali, il lecito e l’illecito, tanto meno si eclissa la morale individuale, ma si cerca almeno un «ubi consistam», un punto di tenuta su cui l’istituzione dello Stato deve poter contare comunque. Questo punto, in Campania, sembra non esserci: non è infatti chiaro nemmeno – non lo è sicuramente al comune cittadino – innanzi a quale tribunale finirà, se e quando finirà, la fuga dei ricorsi.

E così si rimane «tra color che son sospesi»: come diceva Dante, che chi così si trova «dal cominciar tutto si tolle»? Beh, è proprio quello che è accaduto: De Luca si è tolto dal cominciare a fare il Presidente della regione, e non è ancora sicurissimo che, alla buon’ora, prima o poi comincerà.

(Il Mattino, 19 giugno 2015)

2 risposte a “Politica e giustizia sul ring

  1. Mi pare forzato, molto forzato, incanalare questa vicenda, molto triste sotto quasi tutti i punti di vista nella ormai consueto tema del rapporto tra giustizia e politica. Qui la questione è solo e quasi esclusivamente tra politica e politica. La legge Severino con tutti i suoi chiaroscuri (più scuri che chiari) l’ha fatta la politica ed in primis il PD per “liberarsi” di un avversario. Quello stesso PD, nonostante tante belle parole sulla morale, ha lasciato che De Luca si candidasse sotto le proprie insegne pur di non perdere vincere in Campania. Cosa c’entra in tutto ciò la giustizia ? Ah dimenticavo, il Pd non lo sa più e neanche alcuni suoi simpatizzanti.

  2. Sabrina Guizzardi

    Commento molto calzante, la vicenda del sindaco sceriffo è tutta interna al PD, la giustizia stavolta non c’entra proprio nulla; mi colpisce che un attento osservatore come Adinolfi non lo comprenda appieno

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