La dialettica triste del Pd

Immagine2Il rinvio dell’assemblea provinciale del Pd è stato ben camuffato dalla segreteria provinciale del partito: ci vuole prima una fase di ascolto. Di coinvolgimento, di partecipazione. Certo, come no. In realtà, qualunque cosa verrà ascoltata nel corso delle  «quattro giornate per Napoli» messe in cantiere, è già chiaro che cosa il Pd non vuol sentire: il nome di Antonio Bassolino, che da ben più di quattro giorni rimbomba in città. Con involontaria autoironia, il segretario del Pd Carpentieri ne lascia intravedere la presenza anche quando vorrebbe scacciarne persino l’ombra. Lui ha parlato di una «fase di ascolto», Bassolino, nell’intervista rilasciata a questo giornale, aveva detto: «per ora ascolto la città». Tutti ascoltano dunque, o forse origliano, cercando di capire le mosse dell’uno o dell’altro. E in questa asfissiante surplace il Pd napoletano mostra di essere sempre allo stesso punto, cioè in mezzo al guado: non essendo in grado di dire no, ma non essendo in grado neppure di dire sì. Di più: non essendo in grado di affrontare anche solo la discussione sul nome di Bassolino, per paura che finisca col sovrastare ogni altro nome, proposta, progetto. L’unica cosa che il Pd riesce a fare, in questo frangente, è prender tempo, e avviare l’ennesima caccia all’escamotage. Per ora si rinvia; poi si vedrà. Lo si è fatto con le regionali, lo si fa di nuovo adesso. E come allora il Pd non ha trainato, ma si è lasciato trainare, così rischia di andare anche questa volta, a rimorchio, nel più pilatesco dei modi.

Forse il segretario Carpentieri si augura un intervento risolutivo di Renzi, o della dirigenza nazionale. Spera che qualcuno da Roma convinca Bassolino a non candidarsi, un po’ come avrebbero dovuto convincere De Luca. Ma come nessuno è riuscito a togliere dalla testa di De Luca di correre per la Regione, e alla fine ha avuto ragione lui, vincendo le elezioni, così anche questa volta sarà difficile che qualcuno riesca a distogliere Bassolino dai suoi propositi, il giorno che decidesse davvero di puntare nuovamente su Palazzo San Giacomo.

L’unico, forse, che può riuscirci è proprio De Luca, il quale di sicuro preferirebbe non avere Bassolino come proprio dirimpettaio. Per ora però De Luca rimane al coperto (ascolta pure lui?), e lascia magari che altri facciano intendere come lui la pensa. Così ad esempio ieri Umberto De Gregorio, vicinissimo al governatore, ha condotto un lungo esercizio di dissuasione: Bassolino rappresenta il vecchio, la sua immagine è ancora compromessa con la crisi dei rifiuti, non è vincente e si rischia di fare un regalo a De Magistris, e infine non funziona col turno di ballottaggio previsto dalle elezioni comunali.

Son tutti argomenti da pesare. Il guaio è che però non c’è la bilancia per farlo. Non solo infatti il Pd rinvia ogni decisione, ma mantiene un dubbio amletico circa lo strumento per prendere una qualunque decisione. Lo strumento c’è, è previsto dallo statuto, come ricordava ieri l’onorevole Valente: sono le famose primarie Ciononostante De Gregorio può dire di essere non contro le primarie, ma contro le primarie in cui uno come Bassolino scenda in campo.

Curioso: si provava a dire la stessa cosa, per fermare la corsa di De Luca, e ora invece sono i deluchiani a tentare la stessa operazione, per cui il metodo di selezione della candidatura viene approvato o rifiutato a seconda del candidato che rischia di selezionare.

Insomma: ancora una volta non solo non si sa come finirà, ma non si sa nemmeno quando finirà. Va così, continua ad andare così, dalle parti del partito democratico napoletano.

(Il Mattino – ed. Napoli, 24 settembre 2015)

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