Le spiegazioni che non sono ancora arrivate

ImmagineL’inchiesta della Procura di Roma che ha portato all’avviso di garanzia per Vincenzo De Luca non contiene al momento un coinvolgimento diretto del Presidente della regione Campania. De Luca è stato minacciato – questa l’ipotesi degli inquirenti – perché su di lui pendeva la decisione di un collegio giudicante che poteva essergli sfavorevole, in merito alla sospensione della legge Severino. Intorno a questa decisione si sono mossi, a quanto si apprende, il marito della giudice – che oggi sappiamo viveva da separato in casa sotto lo stesso tetto – e il più stretto collaboratore di De Luca, Nello Mastursi. I due parlano, vengono intercettati, scatta l’inchiesta. Ora, è chiaro che è necessità da tutti avvertita, e per primo da De Luca stesso, che su questa vicenda sia fatta chiarezza nel più breve tempo possibile. Un avviso di garanzia non significa in alcun modo un principio di colpevolezza, e per questo bisogna che siano fugati presto tutti i dubbi sulla vicenda.

L’opinione pubblica ha però il dovere di chiedersi se, nelle scorse giornate, il comportamento tenuto dal governatore sia stato all’altezza della situazione. Una tempesta stava per scatenarsi, De Luca sapeva che si sarebbe scatenata, e però ha preferito fingere di non sapere e costruire una spiegazione di comodo per le precipitose dimissioni del capo della sua segreteria. Quando ha già sul tavolo un avviso di garanzia che gli precisa i termini dell’indagine in corso, quando sa già in quali traversìe sia finito il suo braccio destro, quando la notizia delle perquisizioni nella casa e nell’ufficio di Mastursi è già di dominio pubblico, De Luca dà credito a una versione per dir così ufficiale, che le dimissioni del suo uomo più fidato siano dipese solo da un cumulo di impegni eccessivi. Non sappiamo, e De Luca ha anzitutto il dovere di chiarire, se questa bugia sia stata concordata, accettata o da lui imposta a Mastursi. Certo è che quando il Presidente ribadisce con forza che si aspetta che sull’intera vicenda sia fatta chiarezza il prima possibile, dimentica di dire che la nota della Regione e le sue ironie sulle ricostruzioni fantasiose dei giornali – che invece erano vere, mentre la nota mentiva  – non hanno certo contribuito a chiarire come stessero le cose. È sembrato al contrario che De Luca, finché ha potuto, abbia cercato di nascondere alla pubblica opinione cosa stesse accadendo nelle stanze più vicine alla sua. Il minimo che si possa dire è che non è stato un segnale di forza. Se De Luca non ha nulla da nascondere, poteva però dirlo fin dal primo momento, senza contribuire ad accreditare versioni ufficiali che non potevano non essere travolte nel giro di pochissime ore. Un errore, una trovata nemmeno troppo furba, una mossa infelice che rischia però di incrinare il rapporto di fiducia con i cittadini campani.

C’è poi un’altra domanda alla quale il Presidente è tenuto a dare risposta. Nello Mastursi ha attraversato la più gran parte di questi anni a fianco di Vincenzo De Luca. Ne è divenuto l’ombra. È giusto sapere allora una cosa: se De Luca abbia ancora in lui la più grande fiducia, la stessa che ha avuto in tutti questi anni, o se invece cominci a pensare di aver fatto male a fidarsi di lui. Qui è in gioco una responsabilità politica, naturalmente, e non altro che questa: quella che concerne gli uomini che De Luca ha scelto perché lo affiancassero nelle responsabilità politiche e istituzionali connesse al suo ruolo di Presidente. Grazie al rapporto politico con De Luca, Mastursi è anche divenuto uno dei più importanti dirigenti del partito democratico campano, ruolo che ha ora dovuto lasciare per evitare che l’inchiesta che lo riguarda danneggiasse non solo l’istituzione ma anche il partito. Ne va dunque, nella sua delicatissima vicenda, non solo della sua storia personale, ma di un pezzo non piccolo della storia politica salernitana, poi campana, e del perno intorno alla quale essa ruota da qualche decennio: cioè ancora una volta di Vincenzo De Luca.

In tutto ciò, ripetiamolo, non si tratta affatto di sospendere le garanzie che l’ordinamento pone a tutela di chiunque venga raggiunto da un provvedimento giudiziario. Quelle garanzie rimangono intatte, intatta la presunzione di innocenza, e intatto il diritto di De Luca di protestarla con forza. «Keep calm», ripete giustamente il governatore De Luca ai suoi collaboratori e alla stampa: manteniamo la calma. Nessuna conclusione affrettata, nessun processo mediatico, nessuna speculazione politica. Ma la chiarezza  che De Luca chiede venga fatta il prima possibile, deve osservarla anche lui – anzi: lui prima di ogni altro, nella situazione in cui si trova – rinunciando alle spiegazioni reticenti, o addirittura false, e rispondendo – non certo in una conferenza stampa dove parla solo lui e non sono ammesse domande – dinanzi all’opinione pubblica in maniera non omissiva né sferzante delle sue scelte, dei suoi uomini, dei loro comportamenti.

(Il Mattino, 12 novembre 2015)

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