Movimento 5 stelle: il programma

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Cinque capitoli. Per ciascun capitolo un «sunto», che riassume i punti fermi, e mette sull’avviso l’utente: se non li condividi, lascia perdere. Ma se li condividi, allora puoi contribuire anche tu a scrivere il programma dei Cinque Stelle per la città di Napoli. È la filosofia «wiki»: proprio come gli utenti possono contribuire a scrivere le voci della più diffusa enciclopedia online, così i cittadini possono partecipare alla stesura del programma. Vale la pena allora leggerle, queste pagine, se non altro perché gli altri partiti non hanno neppure avviato uno sforzo analogo, persi dietro a liste e candidati e primarie con date ballerine.

Chi va invece sul sito del «wiki-programma», capisce subito che cosa vogliono i grillini napoletani. Basta leggere il modo in cui esemplificano le scelte che i Comuni sono chiamati a compiere: «possono avvelenarci con un inceneritore o avviare la raccolta differenziata. Fare parchi per i bambini o porti per gli speculatori. Costruire parcheggi o asili. Privatizzare l’acqua o mantenerla sotto il loro controllo». I Cinquestelle sono dunque – o si presentano come – quelli della raccolta differenziata, contrari alla privatizzazione dell’acqua, disponibili a costruire giardini e asili, ma non porti o parcheggi. Città giardino, insomma.

Ma siamo solo alla visione generale. Poi si passa ai capitoli. Il primo capitolo, «Stato e cittadini», è il tripudio della partecipazione diretta. Niente delega in bianco ai rappresentanti: l’idea stessa di rappresentanza è ritenuta uno stravolgimento della sovranità popolare. I Cinquestelle propongono referendum a ogni ora del giorno e della notte: abrogativi, propositivi, deliberativi. E istanze e petizioni e proposte. Il modello è la Svizzera. Se si può fare in Svizzera, non si vede perché non si possa fare a Napoli: il fatto che in Europa sia solo la Svizzera ad adottare un uso su così larga scala dell’istituto referendario non istilla dubbi di sorta.

Secondo capitolo: «Qualità della vita». Stranamente, leggiamo qui che  «i cittadini non hanno un’idea chiara di salute né di benessere ». Stranamente, perché questi cittadini così ignoranti e alla mercé delle multinazionali del farmaco sono gli stessi per i quali si prevede la partecipazione diretta tramite batterie di referendum. Ad ogni modo, il programma insiste molto sull’idea che i i cittadini debbano essere informati: prevenzione, educazione, incontri pubblici, divulgazione di bilanci. Si capisce: la sanità è materia regionale. Alla voce costi, tuttavia, compaiono un paio di idee curiose. La prima è l’idea che questa mastodontica campagna di informazione sia a costo zero; la seconda è l’introduzione di una moneta complementare, che «permetterebbe la mobilitazione di fondi in tutti gli ambiti che poi ricadono sulla salute», qualunque cosa ciò significhi.

Nello stesso capitolo si sviluppano nel dettaglio le misure per l’infanzia e per gli animali. Si vede che i «movimentisti» hanno per questi temi una speciale sensibilità. In particolare, per i più piccoli i grillini sono disposti a rivoltare la città come un guanto: politiche ambientali, urbanistiche, culturali, sociali. Le azioni immaginate sono tante. Ad esempio: segnaletica per bambini, potenziamento delle ludoteche pubbliche, aree dedicate, scambi culturali, fruibilità museali. Ci sono anche cose come «le sinergie transgenerazionali» e la «programmazione partecipata», ma nel complesso c’è uno sforzo complessivo di ridisegnare la città a misura di bambino. Non c’è un analogo sforzo nell’analisi dell’esistente, e soprattutto non c’è dal lato dei costi: non compare un numero che sia uno.

Terzo capitolo: territorio. Per cominciare, i Cinquestelle sono contrari a ulteriore utilizzo di superficie, e propongono azioni per fermare degrado urbano e dissesto idrogeologico. Sui rifiuti, lunghi muri di testo assicurano il lettore che si può fare: si può differenziare tutto, riciclare tutto, rieducare tutti. Più che un programma, questa parte del sito espone una filosofia. Stessa cosa più avanti, alla voce energia. Si vuole una società «carbon free», senza più una goccia di petrolio, ma latitano i riferimenti alla città: alla fusione fredda sì, a Napoli no. Forse l’idea è che Helsinki o Napoli fa lo stesso. Alla voce «strumenti normativi comunali» – dopo trentamila e passa caratteri – si legge solo: «attuare tutte le disposizioni che la legislazione mette a disposizione dell’ente locale per proporre disposizioni finalizzate all’attuazione degli obiettivi».

E le due grane di Bagnoli e Napoli Est? Qui i Cinquestelle ci vanno prudentissimi. Una vistosa banda colorata avvisa il lettore che la bozza è provvisoria, dopodiché si nega ogni problema: «tendenzialmente» basta la normale programmazione amministrativa urbana. Et voilà.

L’economia (quarto capitolo), è divisa in energia – e s’è detto – turismo e lavoro. Anche sulle politiche sociali l’elaborazione è ancora provvisoria. Il lavoro è invece un pezzo del programma nazionale, o poco più. Solo il turismo tocca da vicino la città: i grillini vogliono riqualificare il mare, vogliono più ZTL, vogliono più illuminazione (ma non erano contro l’inquinamento luminoso?). E pure più forze dell’ordine all’aeroporto e nelle stazioni (e al porto no?). Qui, come anche sul tema parcheggi, i movimentisti sembra cercare un motivo di identificazione forte con il cittadino qualunque, che affronta inerme e a mani nude la vita cittadina. Si dice quindi no alle barche – e a un porto che sembra loro un ostacolo alla dimensione umana della città, più che una risorsa – perché i napoletani possano usufruire del mare, proprio come si dice no ai parcheggi, perché i napoletani possano riappropriarsi a piedi (o al massimo in bicicletta) della città. Il resto è car sharing, car pooling, mercatini locali e prodotti alimentari a chilometri zero.

Quinto e ultimo capitolo, «Cultura». È palesemente il più lontano da una redazione accettabile. L’unica cosa che sembra importare è la connettività, il wi-fi pubblico, l’Internet gratuito. Su scuola e università si trova un impegno generico al «miglioramento» e qualche proposta strampalata. Il problema della dispersione scolastica sembra non esistere a Napoli.

E finisce così, con «l’identità della città» unico punto annunciato e non ancora sviluppato. Forse non è un caso. Il programma ha infatti, nel complesso, due limiti evidentissimi, e però anche due grandi pregio altrettanto evidenti. Primo limite: ci sono sì i capitoli, ma non quelli di bilancio. Come si faccia quello che si propone di fare è impossibile capirlo, a meno che il contrasto al crimine, all’abusivismo e alle ruberie non si trasformi in una pioggia di milioni per la città. Secondo limite: con poche eccezioni, si vede che le cose che stanno a cuore sono le stesse che stanno a cuore a Milano o a Roma: energia pulita, rifiuti riciclati, partecipazione diretta. È chiaro dove si vuole andare, ma non da dove si parta. A chi non conoscesse Napoli, leggendo il programma non verrebbe mai l’idea che si tratta di una metropoli caotica. Però saprebbe tutto su una società ecologica, post-industriale, autogovernata come un quartiere (o un cantone svizzero).

Infine i due grandi pregi: uno è il fatto stesso che i grillini un programma ce l’abbiano, sorretto da una visione di futuro. Cosa che non si può dire degli altri partiti che provano a sfidare De Magistris. L’altro è che, sia o no credibile il programma, loro ci credono davvero. Chi scrive sul sito, legge modifica e perfeziona, ci crede, e anche questa è cosa che gli altri partiti riescono sempre meno a dimostrare: di credere a quello che dicono, e di puntarci su.

(Il Mattino – ed. Napoli, 21 dicembre 2015)

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