L’epurazione salva il marchio ma l’utopia grillina finisce qui

immagine 11 gennaio

Ora anche Beppe Grillo chiede le dimissioni del sindaco di Quarto. Le chiede da casa sua, per iscritto, tramite comunicato apparso sul blog, a nome di tutto il Movimento Cinque Stelle che evidentemente ammonta ancora solo a lui stesso e a Casaleggio, mentre a Quarto i militanti grillini sostengono il sindaco Capuozzo e chiedono a Roberto Fico e Luigi Di Maio di sfilare a sostegno dell’Amministrazione. Più che sfilare, i due dirigenti (a quanto pare, anche i Cinquestelle hanno scoperto di avere dei dirigenti) si rivelano piuttosto usi obbedir tacendo, visto che da giorni scansano microfoni e telecamere, pur di non prendere posizione sulla spinosissima vicenda. Sempre molto loquaci sulle disgrazie altrui, si rivelano oggi straordinariamente parchi di parole su quelle di casa propria.

La motivazione con cui Grillo silura Rosa Capuozzo è semplice: dobbiamo dare l’esempio. Dobbiamo dimostrare di essere «sempre, senza eccezione alcuna, al di sopra di ogni sospetto». Per quanto dunque il consigliere indagato, De Robbio, sia stato già espulso dal Movimento, per quanto Rosa Capuozzo, il sindaco, non si sia piegata alle «pressioni politiche» del consigliere, occorre essere esemplari, scrive Grillo sul suo blog, e il solo sospetto che fossero inquinati alcuni voti, serviti per eleggere la nuova amministrazione a Cinque Stelle, deve portare alle dimissioni del sindaco e a nuove elezioni.

Di questi argomenti consta la linea dettata di suo pugno da Grillo;  delle stesse ragioni è fatta la linea difensiva della Capuozzo, salvo il particolare che non intende affatto dimettersi. Ma gli argomenti sono i medesimi: il consigliere è stato espulso, le pressioni politiche rispedite al mittente, ci hanno provato ma sono stati respinti, dunque niente infiltrazioni camorristiche e niente dimissioni. Ora che Grillo ha parlato, le toccherà fare in tutta fretta nuove valutazioni, come ha subito aggiunto, ma resta la curiosa circostanza per cui con i medesimi argomenti si possono chiedere le dimissioni o rifiutarsi di rassegnarle.

Il fatto è che non di mere circostanze si tratta ma di problemi politici che sia Beppe Grillo, nel suo benservito telematico, che Rosa Capuozzo nella sua surreale autointervista, evitano prudentemente di affrontare.

Può darsi che alla fine il sindaco di Quarto si dimetterà, ma dopo che avrà date le dimissioni rimarrà tale e quale la questione del modo in cui è arrivata sulla poltrona di primo cittadino. Del modo in cui cioè il Movimento Cinque Stelle seleziona i suoi candidati.

L’utopia grillina è intrisa di anima ed esattezza. L’anima è l’onestà, l’incorruttibilità, la differenza morale da «tutti gli altri»; l’esattezza è il web, la democrazia diretta, le primarie online. Il fatto è che la prima non è evidentemente garantita dai certificati antimafia e dalle fedine penali pulite, come purtroppo un gran numero di casi dimostra, e la seconda si limita a mettere insieme pochi numeri di simpatizzanti, ma è perfettamente scalabile da chi ha un minimo di organizzazione (figuriamoci dalla criminalità organizzata).

Certo, Quarto è particolarmente esposta a quel genere di infiltrazioni che ora il movimento sostiene di conoscere e di saper respingere, ma la fragilità della formula adoperata risalta sempre di più. La capacità di interpretare e rappresentare quel che si muove in un dato territorio, di legare gli interessi reali che si formano in una comunità a progetti ideali che sostengono l’identità di una forza politica non sono surrogabili con i video di autopresentazione delle candidature, i rapporti virtuali della rete e il principio dell’«uno vale uno». In fondo Grillo stesso lo sa, tant’è vero che quando serve interviene, e di solito non ammette repliche. Ma è costretto a intervenire dopo: a ritirare simbolo, chiedere dimissioni e comminare espulsioni. Tutte cose, però, che può fare dopo; nulla invece che serve per agire prima, nel retroterra sociale in cui una forza politica dovrebbe invece crescere.

Ma il nome stesso del Movimento tradisce lo spirito iniziale. Funziona grosso modo come per le guide turistiche, dove c’è qualcuno che va sul luogo e mette o toglie stelle a seconda del possesso di determinati requisiti. A parte la dubbia democraticità del processo (un problema che le guide di vini o di ristoranti non hanno), questo metodo non garantisce affatto il luogo, cerca casomai di tutelare il buon nome del marchio. Ed è in quest’ottica che ora Grillo chiede le dimissioni. Certo, ci vuole un attimo, ma un attimo è appunto il tempo che ci è voluto ad apporre il bollino.  Tutto il resto del tempo che ci è voluto, se c’è n’è voluto, per costruire il meetup quartese non riguarda Grillo e il simbolo (e a quanto pare neppure Di Maio o Roberto Fico, da qualche giorno). Ritirato il bollino di qualità – dimesso il sindaco – tutto, a Quarto, rimane come prima. Se questo è vero, l’utopia grillina finisce qua, e una storia diversa dovrà prima o poi cominciare.

(Il Mattino, 11 gennaio 2016)

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