Se si cerca un assessore come un’auto usata

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A.A.A. Assessore cercasi. Come si vende un auto usata, o si cerca un nuovo amore. A Quarto il sindaco Rosa Capuozzo si è messa, tramite avviso pubblico, alla ricerca di un ingegnere civile che faccia l’assessore ai Lavori Pubblici.

Il Movimento Cinque Stelle ha scaricato il sindaco. Lo psicodramma è passato attraverso la fase della riflessione, poi dello sconforto e delle dimissioni, infine – colpo di scena! – del ritiro delle dimissioni sul filo di lana dell’ultimo giorno utile.

E così Rosa Capuozzo non solo è tornata ad amministrare la città, ma ha ripreso a farlo con il solito piglio grillino. Nell’annuncio pubblicato dal Sindaco c’è, infatti, tutto il credo del Movimento in una mirabile sintesi.

Primo punto: l’Assessore ai Lavori Pubblici non può non essere, per il sindaco, un ingegnere civile. Chi, più di un ingegnere, può occuparsi di lavori pubblici? In base alla stessa logica, la delega alla sicurezza e alla legalità dovrebbe andare a un poliziotto o a un carabiniere; quella allo sport e alle politiche giovanili a un giovanotto fresco reduce da una corsa campestre. E così via. L’idea che per certi incarichi si debba avere anche un profilo politico, e che le elezioni si fanno per quello, altrimenti basterebbe scorrere gli albi degli ordini professionali, evidentemente non appartiene alla mentalità a cinque stelle.

Secondo punto: il Sindaco nomina l’assessore. Si tratta di un rapporto fiduciario. Ma nel Movimento si diffida di simili rapporti. Se scelgo una persona che conosco, il sospetto è che la scelgo non perché è brava, ma perché la conosco. Quindi, meglio un emerito sconosciuto. Competente: lo scelgo infatti in base al curriculum. Ma di cui ignoro le idee, la visione, tutto. Pare evidente che la condizione ideale per i Cinque Stelle sarebbe il completo anonimato.

Ieri Repubblica ha domandato a Roberto Fico, a cui la notorietà sta evidentemente nuocendo,se la vicenda di Quarto – come quella di Gela: l’ultimo sindaco sfiduciato dallo Staff di Grillo – non dimostri che i candidati sindaci vengono scelti dal Movimento senza che li si conosca bene. La vera domanda sarebbe stata se i grillini non si facciano un punto d’onore di scegliere donne e uomini che non conoscono affatto, che non sanno nemmeno da dove vengono, chi sono, cosa fanno.

E infatti, ecco l’ultima pillola dispensata dall’avviso pubblico del sindaco Capuozzo: l’assessore ai lavori pubblici di Quarto non deve essere di Quarto. Non deve avere la residenza a Quarto. Poi l’avviso è stato corretto, perché qualcuno deve aver fatto presente al sindaco che era, francamente, un po’ troppo. Ma l’idea è la stessa: se è di Quarto, avrà le sue conoscenze e i suoi interessi. Il che lo rende automaticamente sospettabile di alto tradimento. Meglio, molto meglio se a Quarto si mandasse l’assessore ai lavori pubblici di Gela, e a Gela quello di Quarto. E’ un’idea: siccome i grillini li scelgono tutti competenti, le città da loro amministrate se li potrebbero bellamente scambiare. Quelli di Livorno andare a Parma, quelli di Parma andare a Livorno, e così il disinteresse è assicurato, la moralità salva.

In realtà, l’ideologia sottostante è la stessa: la politica è il male. Ovunque si costruiscono rapporti politici, lì domina necessariamente il vizio e la corruzione. Fico lo ha detto con ancor più chiarezza quando ha spiegato ieri che loro non candidano “nomi forti”: quindi a Roma niente Di Battista e a Napoli niente Di Maio. Non ha chiarito, per la verità, perché al videoforum di Repubblica sia andato proprio lui, che il nome forte se lo sta facendo (sia pure con qualche ammaccatura), ma insomma è lo stessa solfa: loro non candidano politici, ma cittadini. Se uno vale uno, i cittadini in questione potrebbero pure non avercelo un nome un cognome e un volto, tanto contano le idee, il programma, i principi del movimento su cui indefessamente vigila lo Staff di Grillo.

Risultato: negli enti locali una classe dirigente credibile e affidabile non c’è e non ci può essere. Non può formarsi: è negata in principio. In compenso c’è Grillo, c’è Casaleggio, e ci sono i membri del Direttorio: loro sono sempre più conosciuti, e sempre più cresce, dentro il Movimento, il loro capitale politico.

(Il Mattino, 13 febbraio 2016)

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