La politica usi il linguaggio delle vittime

Gemito

In ogni profilo pubblico vi sono tre dimensioni che si intrecciano: quella personale, quella politica, quella istituzionale. Non sempre vivono in equilibrio. A volte una forte personalità prevale sul profilo politico e istituzionale; altre volte è la polemica politica a prendere il sopravvento; altre volte ancora i costumi istituzionali riescono a moderare le passioni politiche e personali. Difficilmente quest’ultimo caso si dà, purtroppo, quando il primo cittadino di Napoli prende la parola. Così anche i gravi episodi di delinquenza minorile di questi giorni diventano occasione per una serie di distinguo di cui non si avverte il bisogno, quando la cittadinanza si aspetta dai suoi rappresentanti nelle istituzioni che trovino piuttosto un linguaggio comune, e dimostrino di sentire i medesimi motivi di preoccupazione che i napoletani vivono quotidianamente sulla loro pelle.

Del resto, basta dare una scorsa alle pagine del giornale di oggi. Basta leggere la petizione di una giornalista, Paola De Simone, terrorizzata in metropolitana da una banda di minorenni, che raccoglie in poche ore diecimila firme, per avere il senso dell’emergenza che De Magistris invece nega. Oppure basta, per convincersene, apprendere dalla cronaca che ci sono scuole – come il liceo scientifico Caccioppoli –, più volte devastate da atti di vandalismo, fatte oggetto ripetutamente di raid, che hanno subito in poco tempo sei incursioni notturne e dove si rubano perfino i cavi elettrici. Ma per il sindaco di Napoli le statistiche dimostrano invece che il fenomeno è amplificato dai media, strumentalizzato per ragioni elettorali.

Tutte le opinioni sono legittime naturalmente. Il fatto è che però nelle parole di De Magistris viene ancora una volta evocata quella sindrome da accerchiamento che serve al sindaco per fornire una lettura politicamente orientata delle vicende di questi giorni, di modo che i fatti passano in secondo piano, e in primo piano viene la polemica politica, la sinistra e la destra, i buoni e i cattivi. Così Il problema non è più rappresentato dall’illegalità diffusa e dagli episodi di violenza, ma da chi li manovra per danneggiare l’Amministrazione e il Sindaco. Anche il tema della criminalità diffusa diviene occasione per polarizzare il campo fra amici e nemici, fra quelli che stanno con la città e quelli che vogliono male alla città – che però non sono più le baby gang, bensì piuttosto chi ne parla.

De Magistris ha ragione solo su un punto, che la questione della sicurezza e della legalità non è affatto priva, in generale, di significato politico. Intere carriere vi sono state costruite su. Ma questo non vuol dire che non esista una dimensione istituzionale del discorso pubblico, che è suo compito far avvertire alla città, mettere innanzi alle proprie esigenze di affermazione politica e personale, particolarmente quando sono toccati valori fondamentali della convivenza civile. Ed è questo che si vuol sentire oggi dal primo cittadino: che parli a nome di tutta la collettività, anche ed anzi soprattutto a nome delle vittime delle violenze, lasciando per una volta che a polemizzare, se proprio devono, siano altri.

(Il Mattino, 20 gennaio 2018)

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