Diego Fusaro al Liceo Tasso: una lezione paradossale

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La cosa migliore è che una scuola, che voglia avvicinare i ragazzi al dibattito pubblico, promuovere il confronto delle idee, favorire la crescita culturale, inviti tutti e faccia sentire tutte le voci. Persino le più torbide. Bene sarebbe però che facesse le proprie scelte con un occhio anche a quello che succede nel mondo dei libri e delle riviste scientifiche, e non solo sugli schermi televisivi. Ad ogni modo: il Liceo Tasso di Salerno ha fatto sicuramente benissimo a invitare nientepopodimeno che Diego Fusaro a parlare di Marx: chi meglio di lui? Non è lui che quasi dieci anni fa ha fatto squillare il “Bentornato, Marx!” con un libro che ha venduto migliaia di copie? Dunque: benvenuto Fusaro! E benvenuta la discussione, che sicuramente il suo intervento, domani, nell’Aula Magna del liceo salernitano, si accenderà vivace e stimolante.

Ma servirà a qualcosa? Forse il primo a dubitarne dovrebbe essere lo stesso Fusaro. Non perché si possano mai nutrire dubbi sulla eccelsa qualità della sua relazione, sulla indiscutibile chiarezza dell’esposizione o sull’interesse vivissimo che saprà suscitare. E poi ai ragazzi del Tasso Fusaro darà una bella strigliata: accusandoli di essere politicamente disimpegnati, li chiamerà “selfie della gleba, dediti al culto narcisistico di sé”; li vedrà consegnati “all’erranza planetaria”, visto che non c’è più una sana leva militare obbligatoria ma, al suo posto, l’orrido Erasmus, la “nuova naia”: dove pensano questi ragazzi di andarsene felicemente a spasso, in giro per l’Europa, “abbandonando ogni radicamento nazionale e ogni residua identità culturale”?

Quindi dirà loro in faccia di essere ormai preda “della evasione autoreferenziale e autistica nella galassia telematica e dell’iperrealtà” (scrive così, Fusaro: fascinosissimamente), forzatamente convertiti al “mito capitalistico globalizzato”: prova ne è il fatto che seguono Mtv, l’emittente musicale che, per il Nostro, è l’apice del “degrado spettacolare mondiale americano di ogni cultura”: non si tratta difatti della “normalizzazione videocratica globalista e liberal dell’immaginario”? Infine, toglierà una ad una tutte le armi al capitale: schierando Leopardi contro lo ius soli, Dante contro il consumismo, e l’antica sapienza greca contro il libertinismo sessuale dei nostri giorni.

A quel punto, però, dopo averli così incominciati a rieducare, un dubbio dovrà pur venirgli. Fusaro ha regalato ai suoi seguaci in rete il seguente, acutissimo pensiero: “voi pensate che, se davvero col voto si decidesse qualcosa, vi lascerebbero votare? Commoventemente ingenui”. Siete degli ingenui. Dei poveri illusi. Soprattutto, immagino, quei diciottenni che si avvicinano per la prima volta al voto e che lo ascolteranno domani, a Salerno. Ora, la democrazia è bella per questo, perché anche chi la considera una buffonata può non solo dire la sua opinione, trattando come sciocchi creduloni quelli che la pensano diversamente, ma anche andare nelle scuole pubbliche statali a impartire siffatte lezioni. Rimane però il dubbio, che, se non assalirà Fusaro di suo, sarebbe bene qualcuno gli facesse venire. Domandando per esempio così:

“Caro eccellentissimo filosofo Diego Fusaro, guardi un po’ come si può applicare il suo ficcante argomento contro la democrazia: lei pensa che, se davvero le cose che va scrivendo e cianciando un po’ dappertutto – nei capitalistici canali televisivi che frequenta, sui capitalistici social network su cui scrive o sul suo blog personale, circondato da capitalistiche pubblicità, e infine nei libri – merce capitalistica pure quella, in ragione della proprietà – davvero lei pensa che gliele farebbero dire o scrivere, se servissero a qualcosa? Scelga lei. O non servono a nulla, e allora ci lasci almeno votare in santa pace: mentre lei conduce la sua vita inutile, lasci a noi di esercitare i nostri diritti fondamentali, fossero anche inutili. Oppure servono a qualcosa, e allora il mostro capitalistico totalizzante che lei denuncia incessantemente non è così mostruoso, se consente a lei tutto questo gran chiacchierare per ogni dove, con sua anche economica soddisfazione e nostro personale divertimento. Ma allora sarà a maggior ragione utile per noi votare, fare il nostro dovere di cittadini, come anche la scuola e i professori ci ricordano”.

Perché sono sicuro che il liceo pubblico statale Torquato Tasso di Salerno invita sì Diego Fusaro e gli offre una così bella occasione di dialogo – e chi siamo noi per criticare? – ma poi non rinuncia a svolgere fino in fondo la sua missione culturale, pedagogica, civile, perfino democratica. Vero? Buona conferenza!

(Il Mattino, 18 febbraio 2018 – edizione salernitana)

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