La nuova Lega e l’uso dell’odio

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Matteo Salvini, l’europarlamentare, il leader della Lega Nord, l’aspirante Presidente del Consiglio, chiama delinquente l’uomo che ieri, a Macerata, è andato a caccia di esseri umani dalla pelle scura per le vie del centro, cercando di colpirne a pistolettate il più possibile. Ma non fa a tempo a finire la frase, Salvini, che subito aggiunge quel che a lui riesce «chiaro ed evidente», che cioè se accadono di queste cose, se succede che un fascista semini il panico sparando all’impazzata, è a causa di «un’immigrazione fuori controllo, un’invasione come quella organizzata, voluta e finanziata in questi anni».

Così, da questo momento in poi, è chiaro ed evidente pure questo, che il prossimo delinquente che aggredirà un extracomunitario potrà avere tutta la comprensione di Matteo Salvini. Perché la gente non ne può più, perché gli stranieri sono troppi, perché ci rubano il lavoro e perché è meglio che se ne stiano a casa loro. E se allora per tutte queste ragioni domani qualcun altro spara, Salvini dirà lo stesso: senza spendere un briciolo di solidarietà per le vittime, senza interrogarsi neanche un secondo su cosa serva piuttosto a calmare gli animi, senza mostrare la minima preoccupazione per la copertura ideologica che le sue parole forniscono a fascisti come Luca Traini, uno che, compiuto il raid razzista, esce dall’auto facendo il saluto romano.

Questo Luca Traini si era candidato lo scorso anno con la Lega Nord da quelle parti. A Corridonia, in provincia di Macerata. Matteo Salvini dovrebbe allora vergognarsi e chiedere scusa per avere messo in lista uno così, dovrebbe promettere di alzare un muro per evitare che in futuro possa accadere di nuovo, che fascisti e razzisti finiscano in lista nelle file del suo partito. E invece si scaglia contro l’immigrazione che alimenta lo scontro sociale, e prende occasione dai fatti di sangue di ieri per promettere che una volta al governo ci penserà lui a riportare la sicurezza nel Paese. E così mette la sua azione di prossimo ministro dell’interno (se gli va giusta) in scia con chi, a mezza mattina, tira il grilletto per le strade della città marchigiana.

Ha ragione Roberto Saviano, a riguardo di Matteo Salvini: «Lui e le sue parole sconsiderate sono oramai un pericolo mortale per la tenuta democratica. Chi oggi, soprattutto ai massimi livelli istituzionali, non se ne rende conto, sta ipotecando il nostro futuro».

Cosa manca, del resto, alla retorica leghista perché attiri le simpatie di fascisti e nazionalisti? C’è la propaganda contro l’invasione degli stranieri e l’immigrazione incontrollata; c’è la difesa dell’italico suolo; c’è la polemica contro le banche e la finanza che affamano il popolo; c’è l’avversione verso Bruxelles e ogni forma di regolazione internazionale degli affari politici; c’è la simpatia per quelli che si fanno giustizia da soli; c’è la richiesta ossessiva di pena, sicurezza, carcere; ora c’è anche l’adozione di un tono di giustificazione quando un italiano fa fuoco su uno straniero: non ci vuole nulla di più.

Si dirà che è il clima di una campagna elettorale, in cui Salvini punta a prendersi il monopolio, o quasi, della destra, mentre Berlusconi e Forza Italia puntano al voto moderato. Salvini imbarca voti agitando paure e additando il nemico; dopo il voto, però, se il centrodestra dovesse assumere davvero responsabilità di governo, Salvini dovrà necessariamente venire a più miti consigli. Ora, può darsi che vada davvero così, che Berlusconi riesca anche questa volta nell’impresa di smorzare le intemperanze dell’alleato leghista, come già in passato è riuscito a costituzionalizzare la destra nazionale (e addomesticare Bossi). Ma ci sono molte differenze. In primo luogo, Berlusconi non ha la stessa forza politica che aveva nel ’94, o nel 2001, e non è detto affatto che possa, dopo il 4 marzo, dettare le condizioni per un accordo nell’ambito del centrodestra. In secondo luogo, mentre nel ’94 Gianfranco Fini aveva avviato, a Fiuggi, la svolta che doveva avere un approdo liberale, oggi Salvini sta compiendo vigorosamente la virata in senso contrario. In terzo luogo, c’è stata una pesante crisi economica che ha reso più fragile, sia socialmente che politicamente, il Paese. In quarto e ultimo luogo, in Italia e anche fuori d’Italia è oggi molto più forte e pericoloso il risentimento populista e xenofobo.

Troppe differenze per sorvolare sulle uscite sconsiderate di Salvini. Ieri Berlusconi ha detto che la sparatoria di Macerata è stata «il gesto di uno squilibrato, che non può essere ricondotto a una lucida connotazione politica». Un giudizio misurato e prudente, che però non dice cosa il Cavaliere pensi della indubbia connotazione politica che, commentando i fatti di ieri, ha avuto la dichiarazione del capo della Lega. Forse è venuta l’ora che anche gli alleati moderati dicano espressamente a Salvini quanto vi è di odioso e inaccettabile nelle sue parole.

(Il Mattino, 4 febbraio 2018)

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