Il Presidente sotto assedio tra partito ko e governo ostile

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Non è facile, la situazione in cui si trova Vincenzo De Luca. E non si tratta solo delle Universiadi, o della sanità: è, più in generale, la sensazione che di qui alle prossime elezioni niente e nulla gli sarà risparmiato, mentre il quadro politico lo vedrà sempre più isolato, senza sponde né a Roma, né a Napoli, né nel partito.

Sulle Universiadi, il governo ha tirato i remi in barca. Si andrà avanti, ma la responsabilità ricadrà tutta sulle autorità locali ed in particolare sulla Regione, che ci mette i quattrini. Non sembra un onore, quanto piuttosto un onere: perché i rischi di un fallimento, che avrebbe sicuramente ripercussioni politiche serie, ci sono tutti. Che arrivi o no la nomina a supercommissario, per De Luca può trattarsi di una polpetta avvelenata.

Nelle stesse ore, il governatore si è visto trascinare in una polemica inaspettata dal ministro della Salute, la pentastellata Giulia Grillo, per la quale la decisione di cancellare il polo materno infantile dell’Ospedale del Mare è sbagliata e inaccettabile. Al di là della questione specifica, su cui De Luca è intervenuto difendendo la scelta regionale, ma soprattutto rivendicando la competenza in materia, è di nuovo risultata palpabile la distanza dal governo nazionale. De Luca può vantare un miglioramento dei conti della sanità campana, anche se dal lato dei servizi offerti ai cittadini la situazione non è poi cambiata di molto. Ma per il ministro la situazione attuale è «illogica, sotto il profilo organizzativo e programmatorio». In breve questo significa che per i grillini De Luca non può restare commissario per la Sanità. Uno dei nodi nevralgici del governo regionale finisce così al centro di un’aspra contesa politica.

Non è una rondine: sono due. E non fanno primavera; preannunciano, semmai, burrasca. Quando De Luca fu eletto, nel 2015, i Cinque Stelle presero poco più del 17%. De Luca, con il partito democratico e le liste collegate, arrivò sopra quota 40%. Lo scorso 4 marzo i Cinque Stelle hanno preso circa il 50% dei voti, mentre il partito democratico è finito sotto il 15%. I rapporti di forza sono cambiati, e anche se mancano due anni al prossimo voto regionale, un bis di De Luca non è affatto il risultato più probabile.

A ciò si devono aggiungere altri due fattori politici per niente trascurabili: da un lato le ambizioni di De Magistris, che giocherà anche lui, verosimilmente, la partita per Palazzo Santa Lucia; dall’altro la condizione in cui versa il partito democratico. Con De Magistris, i rapporti sono stati complicati fin da subito: Regione e Comune hanno fin qui faticato a trovare un’intesa accettabile sul piano istituzionale, figuriamoci che cosa potrà accadere con l’approssimarsi della scadenza elettorale. Con il Pd, anche, le cose non sono andate lisce: De Luca non ha mai sopportato di buon grado le liturgie di partito, né ha mai sentito veramente il Pd come la sua comunità di riferimento. Per questo, non ha mai cercato (e trovato) altro che alleanze tattiche, volte a garantire gli equilibri in consiglio regionale e a decidere le candidature sul piano nazionale: nient’altro. Il dubbio che serpeggia a Roma, che il partito democratico non sia più lo strumento utile a costruire una proposta politica all’altezza della sfida dei populismi al governo, a Napoli è più di un dubbio: è una certezza. Diviso al suo interno, di fatto appaltato a pochi capi-corrente, il partito democratico è in cerca di una identità chiara, riconoscibile e condivisa da tempo immemorabile. Al suo interno, per giunta, non sono pochi quelli che pensano che bisogna cambiare cavallo, che De Luca si identifica con una stagione ormai passata, e che meglio sarebbe tentare un’operazione di radicale rinnovamento.

Il governatore queste cose lo sa, e cerca di non finire nell’angolo. Deve puntare sull’azione amministrativa, concentrarsi sui risultati di governo, ma la Regione, il suo pesante corpo burocratico, non è plasmato, come il Comune di Salerno, a immagine e somiglianza del governatore. Ogni iniziativa trova mille resistenze: alcune fisiologiche, altre meno; alcune esplicite; altre, la maggioranza, nascoste.

In cerca di un colpo d’ala, De Luca è costretto sempre di più a rintuzzare le polemiche in cui i suoi avversari politici non mancano di trascinarlo: moltiplicando le incertezze, offuscando i risultati. Una settimana esposta al fuoco del ministro Grillo sull’Ospedale del Mare, alle titubanze e allo scaricabarile del governo sulle Universiadi, è sufficiente a mostrare che di qui al 2020, con in mezzo pure il congresso del Pd, per Vincenzo De Luca non sarà una passeggiata.

(Il Mattino, 14 luglio 2018)

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