Adotta un filosofo

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L’idea, che la Fondazione Campana dei Festival sta promuovendo con il progetto “Adotta un filosofo”, di portare nelle scuole superiori uno studioso di filosofia a tenere una lezione sull’Europa – sull’identità europea, sulla costruzione europea, sul senso della storia europea (se ne ha uno) – ad Antonio Polito non è piaciuta.

Per le seguenti ragioni. Primo, scrive Polito sul Corriere del Mezzogiorno di ieri, perché «l’idea che l’Europa sia qualcosa che ha a che fare principalmente con il mondo delle idee è forse una delle cause principali della sua crisi odierna». Secondo, perché «se vogliamo ridare un senso all’idea di Europa ci serve spiegare ai cittadini cosa ha fatto per noi e che cosa può fare ancora: qualcosa di concreto, una convenienza, un fatto». Terzo, perché la cultura partenopea, in particolare, ha il difetto di considerare ancora la filosofia la regina delle discipline umanistiche, finendo così con l’identificarsi con «i voli pindarici e l’empireo platonico». Quarto, perché se vogliamo avvicinare l’Europa ai cittadini, non è il caso di puntare sulla «più sofisticata delle élite, quella accademica». Quindi molto meglio sarebbe se le scuole “adottassero” botanici, ingegneri ed economisti, cantanti e calciatori, piuttosto che filosofi. Peggio ancora se filosofi napoletani.

Avendo qualche responsabilità nella cura del progetto vorrei provare a rispondere a Polito, dandogli ragione, se vuole, su tutto o quasi: non, però sull’essenziale, cioè su cosa sia la filosofia. Perché a Polito devono avere insegnato, in anni lontani, che la filosofia è metafisica, e la metafisica è roba di voli pindarici e cieli platonici, una astruseria teologica che riguarda non questo mondo ma quell’altro. E cosa se ne fanno i nostri ragazzi dell’altro mondo astratto, puramente intellegibile, loro che sono interessati solo a questo nostro mondo sensibile e concreto: spiccio, se si può dir così?

Riguardo ai ragazzi, si vedrà: ho fiducia in loro, nella loro capacità di appassionarsi non solo a una convenienza, ma pure a un’idea, checché ne pensi Polito. Ma che poi le cose stiano nel modo in cui le mette Polito, con i filosofi astrusi da una parte e gli uomini positivi e concreti dall’altra, beh: lasciamo che a pensarlo siano coloro che, senza avvedersene, adottano non scienziati o economisti ma semplicemente una cattiva filosofia. In realtà, da un lato la filosofia è sempre stata pensiero della polis – cioè della città: della città in cui viviamo, non di un’altra –, con ambizioni a volte persino eccessive circa il modo di occuparsi e di trattare gli affari del mondo, dall’altro è una cosa curiosa: se davvero, come sostiene Polito, la causa della crisi odierna ha a che fare con il mondo delle idee, allora la prima cosa da fare sarebbe appunto quella di impegnarsi nella battaglia delle idee, anziché disertare. Polito, forse, non si è accorto di quale degenerazione culturale abbia subito la politica (e la società) nel giro di appena 10, 15 anni? Come ti confronti, con questo? A chi ti rivolgi: ai botanici?

Quando poi Polito scrive che per ridare un senso all’Europa bisognerebbe mostrare che stare in Europa ci conviene, invece di mettersi a fare grandi discorsi di filosofi, di nuovo: quasi quasi gli darei ragione. In effetti, penso anche io che l’Europa ci conviene, e molto. Non posso però non far notare che la dimensione del discorso filosofico è aperta già in queste poche parole: che cosa significa “senso” (dare un senso, avere un senso)? Chi siamo “noi” a cui l’Europa converrebbe? Siamo tutti d’accordo su cosa sia per noi “il conveniente”? (Polito pensa che Platone si occupasse solo dell’iperuranio, e invece la sua “Repubblica” è aperta proprio dalla domanda: che cos’è il conveniente, cos’è che ci conviene?) Certo, domande come queste possono procurare un lieve senso di vertigine: siccome non si sa bene come prenderle, le si classifica come astratte e fumose; si preferisce allora ignorarle, e tirare avanti. Ma sono abbastanza sicuro che non si può fare la storia d’Europa senza tentare – tentare, almeno – di darvi qualche risposta. Né saprei indicare quali saperi abbiano prevalso sulla filosofia nel tentare di rispondere a queste domande.

Non solo, ma penso pure che i nostri ragazzi non abbiano bisogno solo di conoscere la cifra dei fondi europei stanziati per le regioni meridionali, ma anche di capire cosa significa dire di una città che è europea, che in essa si respira aria d’Europa: che cos’è quest’aria, questa atmosfera? Di cosa è fatta? Da dove viene? Cos’è che la fa spirare o la tiene pulita? Non me ne voglia Polito: quest’aria non si tocca con le mani, e però la si respira e come; è maledettamente concreta e però non poggia solo su fatti, ma anche, anzi soprattutto, su idee. Chi ha sostenuto che Europa è filosofia, che c’è un nesso essenziale fra l’una e l’altra, non ha commesso un’esagerazione: parlava, io credo, della qualità di quest’aria.

Infine, c’è Napoli. Non è questa la sede per fare un bilancio della filosofia partenopea, del tasso di cultura umanistica di cui sarebbe intrisa, e se pecchi o no di platonismo (usato come sinonimo del tutto improprio di astrattezza). Il significato dell’iniziativa con cui Polito polemizza (del tutto legittimamente, per carità) è: diamo ai nostri ragazzi modo di conoscere l’Europa, la sua storia, le sue istituzioni, il suo orizzonte ideale. Ebbene, Napoli e la sua cultura e tradizione filosofica hanno tutti i titoli per poter imbastire un’“ora di educazione civica” su questo argomento. “Educazione civica: proviamoci”: era il fondo del “Corriere”, giusto ieri. Ed allora: che quest’operazione abbia un significato elitario – come se non si andasse nelle scuole, come se non si parlasse a tutti, come se il bisogno di filosofia non fosse un bisogno universalmente umano –  lo si può pensare solo di questi tempi, evidentemente perché l’aria, purtroppo, non è più la stessa.

(Il Mattino, 14 gennaio 2019, con il titolo: Perché i filosofi possono aiutare i nostri ragazzi a capire il mondo)

 

2 risposte a “Adotta un filosofo

  1. Proporre un “update” per la filosofia, che già un tale auspicava in “Prolegomeni per ogni futura metafisica che vorrà presentarsi come scienza”, credo sia una soluzione di gran lunga migliore che delegittimare il pensiero critico ( con il rischio che diventi il grimaldello politico di qualche social-demagogo dei talk-show)

  2. Francesco Alfano

    Ottima risposta, caro Massimo, forse è vero, gli italiani hanno bisogno di concretezza. Ma se non diamo ai nostri ragazzi la capacità di alzare lo sguardo da fb e da altre modalità di sconnessione dalla realtà, questa concretezza si nutre del nulla contenuto negli smartphone, di cui la classe politica, e spesso anche giornalistica attuale è espressione perfetta. Avanti così, adottiamo un filosofo!!!

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