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Leggerezze e responsabilità

Immagine Mettiamo in ordine i fatti che il Parlamento avrà presente quando domani discuterà la mozione di  sfiducia individuale verso il ministro della giustizia Anna Maria Cancellieri. Innanzitutto, stanno le telefonate note alla magistratura torinese, e portate a conoscenza dell’opinione pubblica, dalle quali risulta la vicinanza del ministro ai Ligresti, al momento degli arresti di membri della famiglia, e il successivo intervento presso il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, a proposito della reclusione di Giulia Ligresti. Su questi fatti, su queste telefonate, c’è già stato un passaggio parlamentare. La posizione del ministro è stata corroborata sia dai comunicati della procura torinese, che dalle dichiarazioni rese dai dirigenti del dipartimento: allo stato, non risulta alcuna intromissione indebita. Le decisioni dei magistrati su Giulia Ligresti sono state prese indipendentemente dall’interessamento del ministro, né tale interessamento rappresenta un’eccezione rispetto alla linea di condotta tenuta dalla Cancellieri in casi analoghi. Se Giulia Ligresti è andata ai domiciliari è stato solo per le sue condizioni di salute, secondo le valutazioni dell’autorità giudiziaria. Di diverso c’è dunque solo il modo in cui il ministro è venuto a conoscenza del caso, per via dei suoi rapporti amicali con la famiglia.

(L’Unità, 19 novembre 2013)

Parole chiare e speculazioni

ImmagineLe spiegazioni fornite alle Camere dal ministro Cancellieri dissipano le zone d’ombra che si erano addensate intorno ai due punti sollevati nei giorni scorsi a proposito del suo comportamento: la natura dell’intervento del ministro presso il Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria; la natura del trattamento riservato a Giulia Ligresti. Il ministro non ha mai sollecitato la scarcerazione della detenuta, né ha influenzato le decisioni assunte dalla magistratura. Sull’uno e sull’altro punto concordano tanto le dichiarazioni dei dirigenti del dipartimento, quanto quelle della Procura. Il vicecapo del Dap, Francesco Cascini, ha infatti riferito che in almeno una quarantina di casi il ministro ha segnalato casi critici, e che in molti di questi casi si è fatto ben più di quanto si sia fatto per la Ligresti. Il procuratore capo Giancarlo Caselli, per parte sua, ha affermato che è destituita di ogni fondamento qualunque illazione circa l’eventuale ingerenza del Guardiasigilli nelle decisioni del gip di concedere gli arresti domiciliari. Che il ministro Cancellieri sia venuto a conoscenza di una situazione a rischio per via dei rapporti di amicizia privata intrattenuti con la famiglia della detenuta non ha dunque influito né sul comportamento della magistratura né su quello dell’amministrazione penitenziaria. Non vi è perciò alcun fatto concreto in virtù del quale si possa mettere in dubbio la parola di Annamaria Cancellieri, quando afferma di non aver esercitato alcuna pressione a favore di Giulia Ligresti.

(L’Unità, 6 novembre 2013)