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Altezze, titoli

In effetti, il passaggio che aveva colpito i più attenti osservatori politici era il seguente:

"Bene, non pretendo di spiegare a persone molto più esperte e competenti di me quali contenuti dare al presente e al futuro del Partito Democratico. Non sto parlando di contenuti, come vedete, e non sarei all’altezza di discussioni molto approfondite ed elaborate che avvengono dentro questo partito".

Sto parlando dell’intervento di Luca Sofri nella Direzione nazionale, in ottobre, così come l’ha riportato lui medesimo, di suo proprio pugno. Se si fosse compreso subito che si trattava di puro understatement, perché in realtà Luca Sofri è all’altezza delle discussioni molto approfondite ed elaborate che avvengono dentro il PD, il passaggio in questione non avrebbe avuto il clamore che ha avuto (tra coloro, almeno, che non essendo nella Direzione si sono chiesti come si faccia a stare nella Direzione non essendo all’altezza delle discussioni che si tengono colà). E l’attenzione sarebbe andata subito a quest’altro passaggio, che immediatamente precede:

"Trovo pazzesco che sia data cittadinanza a contestazioni che non rappresentano nessuno. Nessuno. Veltroni è diventato leader del PD per fare il leader del PD, non per vincere le elezioni pochi mesi dopo. Sfido chiunque contesti l’attuale segreteria a dire a nome di chi parla. Dei voti ottenuti con un sistema elettorale senza preferenze? Gli unici qui dentro che parlano a nome di qualcuno sono coloro che hanno preso voti alle primarie dell’anno scorso".

Che questo fosse il punto vero, e non a quale altezza discutesse Luca Sofri, è finalmente chiaro a tutti, dal momento che ieri Sofri ha ripetuto la stessa tesi. Tesi che non mi pare però che discenda impeccabilmente dallo statuto del partito democratico, dal quale si evince invece che nel partito esistono anche altri organi elettivi, oltre al Segretario nazionale, concorrenti alla formazione dell’indirizzo politico, i cui componenti qualche diritto di prender parola e interloquire dovrebbero quindi poterlo avere. Né poi mi pare che la tesi discenda da una considerazione minimamente aderente alla realtà delle cose. Sofri si chiede tuttavia perché, se mai ci fosse alcunché da mediare con D’Alema, non ci sarebbe da mediare anche con lui o con chiunque altro: e forse il fatto stesso che si ponga la domanda può valere abbondantemente come risposta, per lo meno in termini di sano buon senso (Sofri dice che nei partiti normali questo non accadrebbe, e mi piacerebbe che facesse il suo esempio di partito normale). Ma anche a voler rinunciare agli esempi e al buon senso, non è chiaro perché un qualunque segretario di circolo del PD, tanto per stare bassi, non potrebbe contestare la linea politica del segretario, pur non essendosi candidato alle primarie. O perché, poniamo, Morassut, il giorno che lo volesse, non potrebbe dire che, per esempio, per lui le cose non vanno per il verso giusto: anche lui infatti non è passato per le primarie e dunque non avrebbe – iuxta Sophri principia – titolo. In questo modo, un bel mucchio di iscritti dovrebbe fare amabilmente la cortesia di non contestare, o anche semplicemente di non interloquire. Ma Sofri potrebbe dire, magnanimo: contestino pure, ci mancherebbe, sia chiaro però che lo faranno solo e soltanto a loro proprio nome. Il che, a ben vedere, è giusto.

Solo che non significa niente. Lui, per esempio, propone il suo bel ragionamento a nome di chi?  A suo nome soltanto, evidentemente (non essendosi purtroppo candidato alle primarie), il che non toglie che le sue ragioni potrebbero essere valide, validissime, e che dunque Veltroni potrebbe in qualche modo decidere di tenerne debitamente conto. Se dunque Marini D’Alema Rutelli Fassino (o Morassut o il mio segretario di circolo) hanno perlomeno la stessa legittimità di Luca Sofri a parlare a loro proprio nome, il problema di mediare con le loro ragioni si porrà se sono buone e valide le ragioni medesime, e se sono rappresentative al modo in cui si rappresentano in un partito le idee e le ragioni. Se no, no.

Ma di certo, messa così, c’è in ultimo da ricredersi sull’understatement, cioè sull’altezza delle discussioni di Sofri o per lo meno sul modo in cui si discute in un partito normale, secondo lui.

Aggiornamento

Luca Sofri oggi si è spiegato anche meglio. Il problema, per lui, è che formalmente Massimo D’Alema (o qualunque altro membro della Direzione Nazionale) non ha più titolo di Irene Tinagli. a cui nessuno si è preso la briga di inviare Fassino per una mediazione. Sicché giustamente Luca Sofri si domanda: "Ma perché le diffidenze di Massimo D’Alema – con tutto il rispetto e l’ammirazione eccetera – dovrebbero [sott. mia] incatenare e bloccare il dibattito nel PD più di quelle di un qualunque membro della Direzione Nazionale quale lui è insieme ad altri duecento e passa?".

Si apprende poi dal blog di Squonk che "dovrebbero" significa: "formalmente dovrebbero".  L’avverbio è importante, spiega Sofri al cugino scemo di Squonk. Sicché anche Luca Sofri capirà che se lui pone un problema formale la risposta è scema abbastanza perché si sia tutti d’accordo: formalmente non dovrebbero. Il che però – di nuovo – non significa un beneamato nulla. Fassino non è formalmente tenuto a mediare (né Sofri è tenuto formalmente a scrivere questi commenti sul suo blog). E infatti nessuno glielo ha chiesto formalmente, ed è molto dubbio che la mediazione di Fassino (ammesso che esista: non ne so nulla) abbia questo carattere formale che Luca Sofri dice che non ha ragione di avere. Se Fassino va da D’alema e non da Tinagli la ragione non è formale: e quindi? Ha presente Sofri la forza argomentativa di un: embé? Chissà poi perché Luca Sofri usa un argomento formale (Io, Irene e Massimo siamo tutti allo stesso titolo membri della Direzione) per dire cose per nulla formali. Chissà perché usa un argomento formale per dire che c’è "condiscendenza generale verso atteggiamenti complottardi e golpistici" (addirittura!). Se qualcuno gli dicesse che non c’è traccia formale di atteggiamenti complottardi e golpistici lui cosa replicherebbe?
La cosa più preoccupante è però che quella che i giornali chiamano la mediazione di Fassino (o qualunque altra cosa sia) diventa nel giro di un post per Luca Sofri – che evidentemente ha davvero il problema dell’altezza delle discussioni all’interno di un partito – una forma di condiscendenza verso atteggiamenti complottardi e golpistici (addirittura!). Lui evidentemente immagina che sul futuro del PD i titolati a parlare con Veltroni sono Adinolfi, Letta, Bindi, e non mi ricordo chi altri, altrimenti son complotti, o condiscendenza a complotti. Immagini pure. Formalmente lui, come chiunque, può immaginare quel che vuole. Non gli obietterò mai che formalmente non può farlo. Ma che è in realtà una scemenza, questo sì.