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Cartine

Al termine di un lungo articolo in cui spiega come coi personaggi romanzeschi non si può scherzare Umberto Eco conclude che dunque, data l’irrefutabilità di asserzione del tipo: "Superman è Clark Kent (e viceversa)", si può concludere che "la funzione epistemologica degli asserti romanzeschi è che possono essere usati come cartina di tornasole per l’ irrefutabilità di ogni altro asserto".

Usiamoli. Io dico: "Garibaldi aveva la barba". Eco mi spiega che di sicuro è un asserto dubitabile (basato com’è su fonti storiche, documentali, iconografiche, ecc. ecc.) e non su un’esperienza diretta irrefutabile, Ma se io capisco questa spiegazione, non vedo cosa aggiunga l’uso dell’asserzione tipo di Eco. L’uso dell’asserzione tipo di Eco mi serve piuttosto nel caso non capisca cosa mai voglia dire "irrefutabile". Allora Eco potrebbe dirmi:vedi questa proposizione? Questa è irrefutabile, la tua non lo è allo stesso modo.

Bene. E se io rispondessi: "Oh bella, tu parli di un mondo fittizio, e la tua è l’irrefutabilità di un’asserzione riferita a un mondo fittizio. Non sarà che il tuo asserto è irrefutabile perché riferito a un mondo fittizio? E perché mai "vero in un mondo fittizio" dovrebbe fungere da cartina di tornasole di ciò che vuol esser vero rierito a un mondo reale? Facciamo così: io chiamo "mangiassassi verde" quell’animale che vive sotto terra, mangia i sassi ed è di colore verde. Non ti pare ora irrefutabile l’asserzione che il mangiasassi è quell’animale che vive sotto terra, mangia i sassi ed è di colore verde? Serve a qualcosa ora l’assumere tutto ciò a cartina di tornasole di alcunché?"

Le cartine: non sempre c’è da fidarsi (e nemmeno delle asserzioni tipo di Eco, come ricorda Luca, che mi ha segnalato il suo articolo)