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Quella stretta di mano al Mezzogiorno

panzerotti-frittiQuestione di simpatia? Matteo Renzi e Michele Emiliano l’hanno ritrovata, e a detta di quest’ultimo un certo feeling è indispensabile per fare bene un lavoro comune. L’occasione è stata il Patto per la Città Metropolitana di Bari, a cui farà presto seguito il Patto con la Regione. Ma nella tregua di ieri, in nome di una logica istituzionale che spinge governo e poteri locali a lavorare insieme, non si sono avvertiti particolari motivi di tensione fra i due. Anzi, sembra che ci sia stato qualcosa di più, oltre il reciproco riconoscimento di ruolo, e cioè che abbia preso fisionomia una prima intesa politica. Certo, se il referendum sulle trivelle fosse andato diversamente, se si fosse raggiunto il quorum ed Emiliano l’avesse vinto, sarebbe stata un’altra musica, e il governatore della Puglia avrebbe probabilmente continuato a spingere sul pedale della contrapposizione. Ma dopo il voto lo scenario è cambiato, e Emiliano ha cominciato a valutare diversamente i costi di un isolamento.

Da una parte, a casa sua, il sindaco di Bari, Decaro, e le forze economiche locali gli chiedevano di sottoscrivere un Piano che finanzia non l’intero ammontare dei progetti presentati dalla Regione, ma una sua fetta consistente. Emiliano non ha mancato di commentare: «è chiaro – ha detto – che c’è differenza tra avere i soldi in tasca e andarli a chiedere, e questo un po’ ci indebolisce dal punto di vista della libertà». Dopodiché però, con sano realismo, ha assicurato che fra un paio di settimane anche la Regione Puglia firmerà l’accordo.

Dall’altra parte, Emiliano deve essersi guardato intorno, e risalendo la Penisola si è accorto che a sinistra, dentro e fuori il Pd, non c’è una falange unita e compatta, pronta a fare di Emiliano il leader degli anti-renziani. Dentro il Pd, del resto, ci provano già Enrico Rossi, il governatore della Toscana, e Roberto Speranza, leader della minoranza dalemian-bersaniana (con cuperliani di complemento): avesse vinto il referendum, avrebbe avuto forse la forza per scavalcarli, ma dopo il voto quella forza Emiliano di sicuro non ce l’ha. E fuori la cosa sarebbe stata ancora più complicata: vuoi perché ne risentirebbero certamente gli equilibri politici della Regione, vuoi perché per andare sino in fondo bisognerebbe scegliere una strada populista e antagonista lungo la quale è già pronto a lanciarsi Luigi De Magistris, che di populismo e antagonismo sa spanderne a pienissime mani. Di Masanielli, insomma, ce n’è già uno. E non teme la concorrenza. Emiliano allora ci ha pensato su, ha dato un’ultima, malinconica scòrsa al voto referendario, e poi ha scritto a Matteo: vediamoci.

Renzi, dal canto suo, non se l’è fatto dire due volte. Quando, pochi giorni, era venuto in Campania, aveva sottolineato che all’appello mancavano ormai solo il Sindaco di Napoli e il governatore della Puglia. Ora può dire che ce n’è rimasto solo uno. A quanto pare, la strategia dei patti con le istituzioni territoriali attraverso i quali ridefinire pezzo a pezzo l’impegno del governo per il Mezzogiorno sta dando, almeno sul piano politico, i suoi frutti. Del resto, non si sottolinea mai abbastanza che il Pd non è solo al governo, è anche alla guida di tutte le regioni meridionali: non è pensabile, dunque, che non si debba accollare il peso di questa così ampia responsabilità. Se non altro perché, al termine della legislatura, gliene verrà chiesto conto. Nei prossimi mesi, terrà ovviamente banco il referendum sulla riforma costituzionale, e il premier – personalizzazione o non personalizzazione del confronto – ha sicuramente bisogno di vincerlo. Perciò, in questa fase, gli viene buono qualunque accordo gli consenta di allargare il consenso, di smussare i distinguo all’interno del Pd, e soprattutto di presentarsi alla guida di un cambiamento reale. Ma dopo saranno anche i temi dell’economia a dettare i tempi della politica nazionale. E Renzi deve continuare a mostrare che la capacità realizzativa esibita nei primi mesi di governo non è andata smarrita. Deve ripartire da lì, dalle opere e dalle infrastrutture, ma anche da un investimento sugli uomini che aiuti a costruire, nel Mezzogiorno, una politica di segno diverso. Il suo governo ha in effetti impresso una decisa correzione in senso centralista delle spinte federaliste e anti-meridionalistiche degli anni passati. Renzi viene e stringe mani, ed è un bene che le mani si aprano per stringere a loro volta il patto per il Sud, Si tratta ora di dimostrare che la correzione di rotta che porta un po’ di risorse in più nel Mezzogiorno non serve solo a mettere in riga qualche avversario politico recalcitrante, con un attento uso della carota dei finanziamenti, ma anche a costruire il profilo di un nuovo meridionalismo, di ben altra qualità rispetto ai vecchi vizi culturali (e clientelari) del passato. I panzerotti di Bari saranno serviti a questo?

(Il Mattino, 18 maggio 2016)

 

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Il Mezzogiorno e la tattica dello smash

085000605-50dc22ae-25b0-416d-8c76-c32bbd77b3faCose che capitano: apri la pagina sportiva del New York Times e ci trovi la gigantografia di Roberta Vinci: il completino rosso fuoco, gli occhi serrati e l’urlo di liberazione dopo la vittoria. Una veterana del tennis italiano, spiega l’articolista agli americani, si è resa protagonista di una delle sorprese più grandi nella storia del tennis: battere la superfavorita Serena Williams e volare in finale. Dove incontra l’altra italiana arrivata fin lassù, pure lei per la prima volta: Flavia Pennetta, da Brindisi. Vola in finale Roberta, e vola a New York Matteo Renzi. Che non ci pensa due volte ad assistere di persona, dalla tribuna dell’Arthur Ashe Stadium, alla prima finale tutta italiana in un torneo del Grande Slam. Da non credere.

Per una di quelle singolari coincidenze a cui non si riesce a non dare significato, non ci sono solo le due tenniste pugliesi  a esibirsi su uno dei palcoscenici più prestigiosi dello sport mondiale, c’è pure la Puglia che aveva proprio ieri il suo appuntamento più importante: la Fiera del Levante, a Bari, dove solitamente si recano i Presidenti del Consiglio in carica. E dunque: Fiera del Levante con la cerimonia di inaugurazione, o US Open con la finale femminile di tennis? Nessun dubbio amletico, Renzi è partito per l’America, e potete giurare che non ci ha pensato su più di un secondo.

Non avrebbe dovuto? Ai posteri l’ardua sentenza. Di certo, la cronaca del quotidiano newyorkese riporterà tra i presenti alla finale il nome del nostro premier, senza stupirsene minimamente, e non prenderà  nota neppure di striscio delle polemiche nostrane. Va in scena un’immagine vincente dell’Italia, per giunta assolutamente imprevista alla vigilia: è difficile considerare fuori posto la presenza del capo del governo. Chi ricorda Sandro Pertini esultare con le braccia levate al Santiago Bernabeu di Madrid, durante la finale del mondiale di calcio in Spagna, nell’82, non ha molti dubbi in proposito.

Poi c’è Renzi, certo. Il quale Renzi  è alla perenne ricerca di esempi positivi, modelli vincenti, storie esaltanti, calamitato come non mai dai trionfi e dalle imprese. Quando poi sono imprese sportive, che portano in dote anche una straordinaria popolarità, sarebbe veramente da sciocchi farsele scappare. E ancor più sciocco sarebbe non provare a innestarle nella narrazione che il premier si sforza di proporre al Paese, perché corroborano l’idea che l’Italia è ripartita, dimostrano che abbiamo i talenti per farcela, infondono fiducia al Paese. Eccetera eccetera.

Poi però c’è la coincidenza, la quale ha voluto che di mezzo ci fosse la Puglia e il suo Presidente Emiliano. Che Renzi considera forse un antagonista dentro il suo partito. Emiliano non è solo il presidente della Regione che oggi va orgogliosa delle due tenniste finaliste: è anche l’uomo che, dopo il successo alle regionali dello scorso maggio, ha provato a proporsi come il capofila di un fronte compatto di regioni meridionali a guida democratica. Questa operazione non è al momento riuscita: il fronte non si è saldato e le regioni del Mezzogiorno non parlano con una voce sola (benché la programmazione dei fondi europei, a non dir altro, suggerirebbe comunque un maggior coordinamento a livello interregionale). Ma resta il fatto che Renzi non sembra considerare l’eventualità come un’opportunità, bensì come un problema, come il tentativo di costruire alternative alla sua leadership nel Pd. Per questo, tutte le volte che può nega e continuerà a negare ad Emiliano la foto opportunity e un palcoscenico nazionale.

Certo, in questa strategia qualche rischio c’è. Anzitutto, che prevalga la solita disattenzione, la stessa che per esempio ha circondato la discussione di venerdì mattina alla Camera sul Mezzogiorno, svoltosi in un’aula parlamentare desolatamente deserta. È vero che a Montecitorio nessuno vinceva nulla, ma i deputati si contavano davvero sulle dita delle due mani: un po’ pochino, per il principale squilibrio economico e sociale del Paese. L’altro rischio è che il prevalere di dinamiche di contrapposizione, invece che di cooperazione, comprometta i frutti del lavoro che pure si è cominciato a fare, per esempio sulla fiscalità di vantaggio per le aree meridionali. Stringere un patto fra i governatori delle regioni del Sud e il governo nazionale contribuirebbe non solo a comporre un quadro istituzionale coerente con gli impegni e i progetti da realizzare, ma anche a costruire un pezzo di quella fiducia che serve al Paese, e che il premier considera giustamente essere essenziale alla ripresa del Mezzogiorno.

Però le chiacchiere stanno a zero, ha detto Renzi, e ha ragione. Il successo delle politiche del governo sul Mezzogiorno non è certo legato al nastro della Fiera del Levante. E nemmeno, va da sé, all’esito della finale di Flushing Meadows. Perciò godiamoci questo successo dello sport italiano, godiamoci la vittoria di Flavia Pennetta, brindiamo pure per la vittoria ciclistica di Fabio Aru alla Vuelta, tifiamo per Valentino Rossi, sogniamo per la rimonta della Ferrari e sosteniamo la nazionale di basket agli Europei. I mondiali di atletica leggera sono stati un disastro: non è proprio il caso di mettersi a gufare.

(Il Mattino, 13 settembre 2015)