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L'autore impegnato

"Scurati ha indosso la sua solita scura tenuta oltre al solito sguardo accigliato – non per niente egli è un autore impegnato" – Gaetano Cappelli, intorno al Premio Strega. (Non ho mai letto un suo libro, credo che lo farò)

Amori

Torno a un mio vecchio amore: "Tre anni fa Antonio Scurati, autore di un romanzo storico, sosteneva che l’unica cosa che oggi uno scrittore può fare è scrivere romanzi storici. Oggi, autore di un romanzo su un fatto di cronaca, sostiene che l’unica cosa che uno scrittore può fare è misurarsi col tempo della cronaca".

(Carla Benedetti su Il primo amore)

Italia mia, benché 'l parlar sia indarno

Non ho mai stroncato un libro senza leggerlo e non lo farò nemmeno adesso. Non ho alcun motivo per parlarne male. Dovrei basarmi solo su titolo e copertina, o su un semplice estratto (per esempio: "Alla vista del mustacchio segoso del croato, che dopo esser stato intinto nell’acquavite ora sfregava sul petto della ragazza, Jacopo capì per la prima volta il senso delle lamentazioni patriottiche che parlavano di una patria stuprata. "È lei, è la Patria", si disse Jacopo Izzo Dominioni) oppure su dichiarazioni come questa: "Questo è un libro impegnato, anzi, uno dei romanzi più impegnati pubblicati negli ultimi anni – insieme a Gomorra di Roberto Saviano, non a caso ricordato per affinità [affinità] dallo stesso Scurati –".

Ahimè, troppo poco.

scurati maxi

 

 

 

 

 

 

 

 

Per quanto.

Berlusconi e l'astice

"Che rapporto c’è tra Silvio Berlusconi e un astice?", domanda Antonio Scurati. E questa volta trovo l’articolo assai interessante: non mi dispiace affatto, benché non capisco bene che bisogno avesse Scurati di tirare in ballo Berlusconi, visto che per il resto dell’articolo non lo nomina più. Tolgo quel nome, metto Iva Zanicchi e l’articolo funziona uguale. Però ci vuole Berlusconi, perché Berlusconi, cioè Mediaset è, suppongo per antonomasia, lo "scandalismo perpetuo e incessante di una macchina mediatica che ha bruciato i confini tra privato e pubblico". E in un certo senso, è come se, mettendo Berlusconi, alla macchina non si sottraesse nemmeno questo articolo di Scurati.

(Se la macchina è una macchina, questa cosa epocale di cui parla Scurati, dargli il nome di Berlusconi è fare un’implicita polemichetta inutile all’interno di un ben più ampio problema)