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Tu chiamalo se vuoi fascismo pop

Nuovo film dei fratelli Wachowski (quelli di Matrix e V for Vendetta), Speed Racer, nei cinema da oggi.

Mereghetti è perplesso: "La trama è prevedibilmente elementare"; "la storia prosegue sui binari di una prevedibilità monocorde e anche i rari elementi di «disturbo» che il fumetto possedeva […] sono anestetizzati o cancellati. Perché allora impegnare 120 milioni di dollari nel produrre una storia così sciapa? L’unica risposta plausibile può essere la convinzione (del produttore Joel Silver) che il pubblico non cerchi più storie a cui appassionarsi ma immagini da cui farsi bombardare e stordire. E su questo piano Speed Racer non è davvero secondo a nessuno. Ci sono circa 2000 inquadrature nel film e si può dire che nemmeno una non sia stata ritoccata o manipolata al computer".

Mereghetti è perplesso. Anthony Lane su New Yorker non lo è affatto. Dopo aver ricordato la gag di Groucho Marx (questo dispaccio lo capirebbe un bambino di 4 anni? Presto, trovatemi un bambino di 4 anni!), scrive: "There’s something about the ululating crowds who line the action in color-coördinated rows; the desperate skirting of ordinary feelings in favor of the trumped-up variety; the confidence in technology as a spectacle in itself; and, above all, the sense of master manipulators posing as champions of the little people. What does that remind you of ?". Già, cosa? 

"You could call it entertainment, and use it to wow your children for a couple of hours. To me, it felt like Pop fascism, and I would keep them well away".

V e Z

V sta per vendetta, e Z per Zizek.

Che a proposito di Matrix aveva scritto: il film mostra la mancanza di un progetto di azione rivoluzionaria all’altezza dei tempi. Allora i Wachowski hanno scritto V for Vendetta, e I cite mostra come esso contenga finalmente gli elementi fondamentali della dottrina politica zizekiana: subjective destitution, act, messianic element.
Subjective destitution: i rivoluzionari scelgono di esserlo, non sono costretti. E alla fine è il popolo intero che indossa la maschera di V
Act: nel film c’è un atto di violenza rivoluzionaria pura, the complete break
Messianic element: i miracoli accadono, dice Zizek, ed è un punto cruciale della sua teoria politica. Ed effettivamente V fa i miracoli, per esempio quello di distribuire con regolare plico postale milioni di maschere a tutta la città.
 
I miracoli, il rigetto del presente "anche senza  avere idea di quel che il futuro ci riserverà". (In effetti, io avevo considerato questa cosa geniale dei miracoli).
 
P.S. Sul film ha scritto anche, e con molto acume, Esc. Però ha scritto: se è contraddittorio che a fare un film spettacolare sulla spettacolare presa dei media sia la Warnerbros, questo è il punto: la contraddizione, “e il vero spettacolo sono gli spettatori inebetiti dall’orgia anarchica che tornano alle loro vite di consumatori, a consumare altre rivoluzioni”.

Può darsi che sia così, ma così dal film (dalla sala, dallo spettacolo, dall’orgia consumistica) non si esce, mentre il film cerca una via d’uscita. Se di nuovo Esc mi obietta che appunto questa è la contraddizione, posso solo osservare che lui nobilita con la parola contraddizione quella che io chiamerei più prosaicamente presa per i fondelli, come i miracoli di I cite dimostrano