Il problema di Dostoevskij

Il fratello dello starec Zosima, giovinetto morente ne I fratelli Karamazov: "La vita è un paradiso, e noi tutti siamo in paradiso, ma non vogliamo capirlo, e invece, se volessimo capirlo, domani stesso il mondo intero diventerebbe un paradiso". Il principe Myskin, un attimo prima dell’attacco epilettico che gli sfigura il volto dal dolore: "Io non capisco come si possa passare accanto a un albero senza essere felici di vederlo".

L’ingegnere Kirillov, nei Demoni, avendo deciso di suicidarsi: "L’uomo è infelice perché non sa che è felice: solo per questo. E’ tutto lì, tutto! Chi lo scopre diventa felice subito, sul momento. E’ tutto bene […]. Tutto va bene per coloro che sanno che tutto è bene".

 

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9 risposte a “Il problema di Dostoevskij

  1. Infatti: non me lo dire.

  2. dio

    con piccole lettere minuscole appena sottolineate

    da qualche ombra d’umano

    con le vampe sottili del tempo

    scorrevole lento come un etere ben accogliente

    i laboriosi spazi di tanti sterminati esserci

    con le delicate mani del dono

    che arrendono solo il sorriso di chi ha avuto

    l’inatteso indispensabile, che mancava

    con le ampie inquietudini della coscienza

    irrequieta a chiedersi ragioni del nulla e dell’eterno

    impalati sanguinanti

    nelle visceri molli di qualche principe di questo mondo

    con le umili musiche della poesia

    sottolineate da qualche rapido battito d’ali

    degli storni, superbi orchestrali della bellezza

    con le povere miniere della riflessione

    faticate a scavare giacimenti di verità

    tra le sabbie insidiose del male umano

    con le inarrestabili inermi dell’amore

    insane, passionali, viscerali, incompetenti, inabili

    a ogni cosa fuorché l’amare

    con le rigide pance della solitudine

    affrancata da libertà uguaglianza fraternità tolleranza

    perchè lieve di se stessa e pesante della mano di dio

    quella mano leggerissima, impossibile da sorprendere

    se non in quell’attimo straniero

    in quell’improvviso caldo inferiore,

    soffio incomprensibile

    se non ai bambini e ai poveri,

    a chi ride, felice di un niente.

    ciao

    raffaele ibba

  3. Avere coscienza del miracolo, questo ci espone Dostoevskij. Ed è vero, sarebbe così semplice. Ma la semplicità confina con l’impossibile, e dimora al limite. E pure non c’è nulla più della memoria di quella (in)coscienza che valga per me. Non c’è nulla di maggior valore, per me, di quegli istanti in cui ho avuto il dono di essere all’altezza della morte, e di trasfigurare la morte in una gioia sconfinata. La mia Sils Maria è stata in una casa-cenobio tra alberi e rocce, e in quella visione io resto.
    Grazie per questa combinazione, che mi riporta sulla pelle – di fronte alle miserie quotidiane – l’intensità di quel silenzio.

  4. la felicita’ non e’ un problema. non e’ cosi’ difficile essere felici. e’ la gioia il vero problema, perche’ la gioia – cosi’ rara e breve – interviene sempre a ricordarci che ci aspetta la morte.

  5. .. ma allora Berlusconi è uno che ha letto Dostoevskij? O gliene viene naturale?

  6. ma allora lei proprio non vuol smettere di fascinarmi (non nel senso di farne fascine, o fascio).

    Ricambio, rammentando quello che Borges fa dire a se stesso in uno dei racconti di Finzioni:

    ” I metafisici di Tlon non cercano la verità e nemmeno la verosimiglianza: cercano la meraviglia”.

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