Critiche e insolenze

Due cose interessanti su Il manifesto di questa settimana: un’anticipazione del saggio di Mario Tronti (Per la critica della democrazia) contenuto nel volume collettaneo Guerra e democrazia, e una presentazione della metafisica insolente di Gilles Deleuze a dieci anni dalla sua scomparsa, in occasione della ripubblicazione di Logica del senso

Il saggio di Mario Tronti non contiene grandi novità, per il lato per il quale è una critica del concetto di democrazia reale; per il lato per il quale invece prova a disegnare le condizioni di una possibile rottura storica è, mi si passi la parola, assolutamente inane. Veramente. C’è da chiedersi come su queste basi teoriche si possa pensare di costruire l’azione politica. Non c’è nessun cenno del genere nel testo, ma a me vien fatto di pensare che chi pensa su queste bsi, o imbraccia le armi, o è meglio che cambi le sue basi teoriche.

Deleuze. La grandezza di pensiero di Deleuze non si discute. Quello che io invece discuto, è un certo modo di presentare il suo pensiero (al quale peraltro indulge lo stesso Deleuze: non dico dunque che non sia fondato) in cui il meglio che se ne può ricavare è l’eterno duello fra la vita e le forme. In Deleuze c’è molto di più, anche perché il concetto di vita è, per dir così, despiritualizzato, e non promette nulla di ‘buono’. Così ci si trova dentro il corpo senza organi e la macchina desiderante. Ma rimane l’impressione di un vitalismo che s’inventa certi connotati solo per insofferenza verso le forme dominanti (il capitale, l’Edipo, Dio). Rmane l’impressione che ci siano i buoni e i cattivi, anche se i buoni sono cattivi e i cattivi buoni. Ciccarelli ha ragione quando dice che "una delle malevoli interpretazioni della filosofia deleuziana sostiene che questa sia l’apologia di una specie di anarchismo desiderante o delle virtù della schizofrenia che riscopre lo stato barbaro del desiderio contro le ristrettezze analitiche della ragione". Però è difficile considerare che sia solo un pregiudizio, ed è difficile pensare che se si recupera l’origine spinozista dell’etica deleuziana, come chiede giustamente Ciccarelli, tornino tutti i conti, e soprattutto tutte le pagine di Deleuze.

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